Un Anyway di troppo e il fato che bussa alla porta – Woof Bitch!

Buongiorno e buon Venerdì a tutti!
Mi sembrava opportuno lanciare qualche Ansa sulla mia vita e lasciarla nell’etere visto che tutti i miei fan sono rimasti col fiato sospeso a chiedersi: “Ma Susanna….avrà trovato lavoro o sarà ancora una barbona che vive sul groppone della società????”
Ebbene. I succeded in my intento, come direbbe un italiano appena sbarcato in terra inglese e che non ha ancora capito che non tutte le parole italiane private delle ultime due lettere automaticamente diventano parole inglesi.
ANYWAY.

Il colloquio che menzionai nell’ultimo post non andò come speravo. Mi richiamarono per un secondo colloquio ma poi mi diedero il ben servito!

Depressa e senza vedere la luce in fondo al tunnel mi ero ripromessa che se non avessi trovato lavoro dopo Dicembre avrei iniziato a mandare nuovamente CV all’estero (momento Discovery Channel: curioso come ora io consideri estero ciò che è fuori dall’Inghilterra, mentre prima lo UK stesso era estero per me).

ANYWAY.

Ma il fato beffardo bussò di nuovo alla mia porta con un bel: “Biatch, col piffero che ti lascio partire di nuovo, mo ti trovo lavoro e ti incateno qua a vita muahaha”. Il fatto dell’incatenamento è più psicologico che fisico OVVIAMENTE, ma ANYWAY il fantastico team di Continua a leggere

JEM WANNABEs, andate a battere da qualche altra parte, la QUEEN è qui.

Ohibò Mercoledì ho un colloquio.

Dopo giornate passate a mandare CV a qualsiasi azienda avesse un sito internet e a qualsivoglia recruitment agency e dopo la mia infima performance con un’azienda di MASSAGGIATORI A DOMICILIO dal titolo:”Interview all’internet point di Stratford: come e cosa fare per non farsi mai più richiamare da un potenziale datore di lavoro” ho la mia rivincita nonchè seconda chance di brillare nel panorama lavorativo inglese meglio di Jem delle Holograms:

Goal in life: una vita da Jem

Mio concetto di brillare + probabile outfit per il colloquio

In ogni caso la costanza a volte premia il mi porta alla mia seconda considerazione:

  • Ho davvero sprecato quasi SEI ORE della mia giornata a mandare CV random per poi ricevere sta fatidica chiamata alle 3.13pm riguardante un’application di giorni fa? SI’.
  • E riceve una chiamata da per un colloquio mi autorizza ad adagiarmi sugli allori e passare le restanti ore della giornata a fare una scrematura dei blog che seguo da anni, alcuni dimenticati, alcuni no e scoprire che molti di essi hanno chiuso? NO.

JOB HUNTING IS A STATE OF MIND, NO JOKE BABY.

Mai lasciare che la laziness si impadronisca di voi.

Fottetela voi prima che vi fotta lei!

Per cui:

  • no Facebook
  • no Tumblr
  • no Twitter
  • no Whatsapp
  • no Youtube

Forse forse allora riuscirete a sfruttare in maniera efficiente le vostre giornate!

Ad maiora!

White is the new Black e analisi dresso-sociale della comunità Polacca a Londra

Allora iniziamo con il distrarvi con questo video dall’alto grado di cuteness ed epicità:

E chiosiamo maldestramente, tipo gatto con zampe incollate a pentolini di rame che cammina su porfido, sul fatto che sono sparita DI NUOVO dal mio blogghettino per mesi, ma si sa la vita, i viaggi, laggente, mi hanno portato su una nuvola dorata in giro per il Sud-Est Asiatico per circa un mese e poi un altro mese nella MAINLAND anche conosciuta come Italia, dove ho trascorso le mie vacanze romane da Nord a Sud con il mio nostrano Cary Grant, alias Mr G., terminate infine nella fredda ma già assolata Londra, dove col cuore carico di ricordi, calamite per frigo e svariati kg di pesto, frutta di stagione e pizza napulitana, ci siamo ricollocati, pronti ad affrontare la nuova routine e l’autunno.

Devo dire che Londra è stata clemente con me, considerando Continua a leggere

My life in Cambogia: sulla birra dell’Impero, i palloncini della felicità e i Westlife

Dovrei lavorare, sono le 9.24 del mattino, ma questa settimana non funziono proprio.
Non so cosa mi è successo, ma mi sveglio stanca e rimango stanca tutto il giorno, saranno i 4 milioni di gradi diurni e i 3,5 notturni che non giovano esattamente al mio organismo. Ogni mattina mi alzo, guardo la pozza marroncina (sudore+abbronzatura) sulle mie lenzuola bianche (sì un genio ad avercele bianche ma sono troppo tirchia per comprarne un nuovo paio che mistifichi la mia attuale condizione di piccola Mowgli) e faccio una fatica bestiale a mettermi in piedi. Vorrei solo continuare a vegetare nel letto o fare come il mio collega A., che quando gli gira non si presenta a lavoro o si fa venire un attacco di diarrea dopo pranzo di modo da essere pulito dentro e fuori per la serata di perdizione a base di balloons e Angkor beer, che lo porterà a una mattina di hangover in cui ovviamente non si farà vivo in ufficio (cfr. stamattina).

Per chi non lo sapesse la Angkor beer è la birra nazionale cambogiana. La trovate ovunque ed è molto leggera per cui non la sentirete nemmeno e allora ne berrete svariate lattine finchè non vi ritroverete riversi nel Mekong a chiedervi come mai state galleggiando in un fiume grigio (diciamo che il Mekong non ha proprio acque cristalline e non mi stupirei di trovare la casa-vacanze delle Tartarughe Ninja e il Maestro Splinter in riva).

I Balloons invece sono la moda del momento e la mia collega e compagna di bisbocce E. non manca mai di ricordarmi il suo progetto imprenditoriale a riguardo: importare i balloons in Italia e diventare le nuove Scarface. Probabilmente non ne avete mai sentito parlare se non avete mai frequentato questa parte del mondo o magari sì ma in diversa foggia – so che sta prendendo piede in UK. Il Balloon non viene considerato una droga dal momento che non si fuma nè si inietta: è infatti un gas esilarante (monossido di azoto) proveniente da una gigantesca bombola a gas (di questo genere) con cui dei comunissimi palloncini vengono riempiti.
Li potete trovare in moltissimi bar e discopub, a 2$ per palloncino e normalmente c’è un’area appartata dove i suddetti vengono consumati, vari divanetti dove ti puoi sedere e rilassare, perchè lo scopo di tutto questa esperienza è farsi una grassa risata della durata media di un minuto, per poi lasciare spazio a una sensazione di totale rilassamento e pace interiore (a meno che non ci date dentro di Angkor beer e allora i risultati sono talmente vari e coloriti che ci potrei girare un documentario alla Barney Gumble dei Simpsons).

Naturalmente Balloons e Angkor non prescindono da un’altro elemento fondamentale dello sballo autoctono: la musica (locale e western).

Il più famoso cantante cambogiano e idolo delle folle nonchè versione neo-melodica khmer del nostrano Nino D’Angelo è Preap Sovath: cantante, attore, testimonial della sopracitata birra, modello di vita per la gioventù cambogiana (infanzia difficile – molla la scuola per aiutare la madre rimasta sola – ma ha un sogno intro o’ core – molla la zappa e promette a mammà di tornare vincente – trova felicità, ricchezza, successo e tanta chirurgia estetica a Phnom Penh – ma non si dimentica della mamma al villaggio), molto classy sia nel trucco che nel parrucco come potete vedere dalla foto a lato. Le sue canzoni sono ovunque, specialmente nei karaoke che sono un po’ l’anima delle serate locali e nelle discoteche dove a pari merito però troviamo anche le grandi passioni dei cambogiani: i Maroon V e i Westlife. Io ora non so di preciso per quale arcano motivo siano state scelte nello specifico queste due band per colonizzare il mercato SEA (Sud-Est Asiatico) ma apparentemente i marketer di qui hanno fatto bene il loro lavoro dal momento che spopolano grandemente, nonostante i Westlife siano defunti da anni e se in Europa li menzioni a qualsiasi giovine nato dopo il 1990 ti risponderà: “Westche?“. Ormai mi sono adattata anche io e ho imparato a memoria “Fly without wings” e “Seasons in the sun” e per fortuna sono già un’adepta del Maroonfaivesimo e dell’Adamlivainismo quindi sono stata ben felice di trovare altri credenti come me.

Sembra un po’ il festival del trash e dell’assurdo, ma vi assicuro che non ci si annoia mai e dopo un tot di tempo vi sembrerà tutto assolutamente normale e sensato.

Vado a finire la mia Ankgor con in sottofondo il mio adorato Preap…

Ad Maiora.

My life in Cambodia: animali da ufficio

Vi siete mai chiesti com’è lavorare in Cambogia?

Io no.

E tutt’ora non me lo chiedo perchè magari in Cambogia si lavora diversamente ma nel mio ufficio va così e prendiamola come viene. Innanzitutto non c’è l’aria condizionata. Questo fattore fa già scappare il 99% dei fricchettoni in cerca di se stessi ma che il Sud-Est-Asiatico-è-la-nuova-India-e-allora-ci-ammazziamo-di-cannoni.

Abbiamo un gigantesco ventilatore del 1996 che crea una bora calda e appicicaticcia che ti lascia una patina di polvere e sudore sul computer e sul corpo la quale si rigenera automaticamente alle 8.30am ogni mattina entrando in ufficio. Se non altro è una protezione naturale contro l’invecchiamento (credo). Il suddetto ventilatore che per comodità chiameremo Mike, non cambia il fatto che ci sono 38 gradi all’ombra – percepiti 286, e che in ogni caso suderai.

Suderai. Suderai. Sudare è un mantra in Cambogia e in particolare a Phnom Penh. Ricordo che all’inizio del mio soggiorno, quando ancora il mio corpo era avvezzo alle gelide temperature londinesi, sudavo mentre facevo la doccia e uscita dal bagno sudavo ancora di più. Ora continuo a farlo ma in maniera decisamente più ganza: sudo e non puzzo, perchè sudando costantemente elimini la maggior parte delle tossine che creano il male odore e quindi semplicemente sudi acqua. Ganzo. Continua a leggere

Sui compromessi, i pigiami a fiori e i francesi aka life in Phnom Penh

bmjbnSabato. Io adoro il sabato. Il week end è appena iniziato e ci sono due giorni pieni da godersi appieno senza stress, deadlines, capi isterici che ti scrivono da Singapore ricordandoti di ricordargli di ricordarmi di trovare il tempo per quel meeting sulla nuova interfaccia del sito internet o sui nuovi tag da aggiungere…pace. Un bicchiere di succo di mela, un rooftop con una bella piscina con idromassaggio e il caos di Phnom Penh in lontano sottofondo.

E’ difficile ottenere il totale silenzio in questa capitale oppressa dal caldo e dalla cementificazione; proprio di fronte a me ora vedo dieci palazzi in costruzione, con le caratteristiche impalcature in legno e gli operai che quando non lavorano vivono dentro lo scheletro in costruzione. Il risultato alla fine sarà decente, un pugno nell’occhio dal punto di vista dello skyline architettonico, ma sicuramente specchio dello spirito di questo Paese.

Non vorrei fare la solita noiosa analisi socio-economica del paese perchè sicuramente la potete trovare in ogni guida Lonley Planet e in ogni caso è molto complessa e ambivalente, ma posso darvi il punto di vista di un residente e non di un turista, il che non fa mai male nel caso un giorno vi svegliaste con la voglia impellente di lasciare amici famiglia e amori e trasferirvi a 7 ore di fuso e 2 giorni di volo da casa vostra.

Se decidete di trasferirvi qui sappiate che dovrete abbandonare molte delle comodità a cui siete abituati:

vasca o doccia separata: le case khmer (cambogiane)  e quasi tutte le case occidentali qui non hanno la zona wc separata dalla zona doccia; c’è un unico locale con lavandino, tazza e doccia sopra la tazza, il che lo rende molto comodo nel momento in cui vi volete fare una doccia seduti, o una doccia mentre esprimete la vostra interiorità. Vi è poi un rubinetto nel mezzo del muro (totalmente a caso) per riempire il secchio per pulire il pavimento e un comodo doccino al lato del water per lavarvi le pudenda (non si usa spesso la carta igienica poichè le tubature si intasano facilmente);

mezzi di trasporto pubblico: a PP (Phnom Penh) c’è un servizio bus che costa anche una miseria (1000riel=20cent per biglietto) fa delle fermate prestabilite, ma non si sa che orari faccia. A volte vedo persone aspettare, ma non parlano inglese quindi non so come farmi spiegare e comunque non è molto comodo. I principali mezzi di trasporto sono il tuk tuk (un motorino con attaccato un risciò che costa sui 2$ a seconda della tratta), la moto (un motorino di bassa cilindrata che può portare da una a quante persone ci stanno lol) e raramente il taxi o il risciò (che io non prendo mai perchè è guidato da anziani per lo più e provo empatica pena nel vederli faticare in quel modo). Se avete abbastanza soldi potete comprare una bici (30$-70$) o una moto (200$-400$) usati, ma state attenti a chi ve li vende (qui le sòle si sprecano) e se prendere la moto fatevi dare la patente del proprietario: se vi fermano non vi chiederanno mai la vostra, ma la licenza del proprietario (qui non è “necessario” avere la patente canonica – chiunque può guidare).

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Sulla solitudine diabetica e le dipartite apatiche

imageL’altro giorno ero a Wimbledon a cercare di fare acquisti per mia mamma a cui non ho fatto nemmeno un regalo di Natale. Presa dalla foga dello shopping (conclusosi in un nulla di fatto) ho perso il guanto destro e ho mollato l’ombrello nel Mall, per poi ricordarmi quasi uscita, che lo avevo lasciato su una ringhiera mentre ero intenta a cercare il guanto svanito.

Tornando di corsa indietro ho visto il primo esemplare di diabetico da quando vivo qui. Non esattamente il migliore esemplare: una ragazza sotto i trent’anni, molto in carne, con una maglia lunga, ma non abbastanza da coprirle una pancia molto sporgente che pendeva da sopra i jeans stretch; ombelico e adipe bianchissimi che vibravano come gelatina e da cui penzolava un cerotto con una base in plastica e un catetere. L’ho riconosciuto subito, il tipo che anche io uso, e nonostante la scena un po’ grottesca, mi sono sentita “a casa”, sapendo che qualcun altro condivideva la mia stessa sorte.

Perchè se è vero che i diabetici sono milioni nel mondo, è anche vero che nella vita quotidiana si è soli. I tuoi amici, il tuo partner, la tua famiglia, i tuoi colleghi, molto difficilmente saranno a loro volta diabetici e molto difficilmente riusciranno a mettersi nei tuoi panni.

Di ritorno sul 93 per Putney Bridge ho cercato di capire, o anche solo di immaginare, quali passeggeri fossero insulinodipendenti; non ho avuto fortuna, ma del resto chi mai direbbe che io sono diabetica?

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