Il mattino ha l’oro in bocca (o la merda)

Posso dire che in questi giorni ho esperito ogni tipo di sfiga e credo di avere fatto il pieno per il prossimo mese.

Tutto inizia tre giorni fa, quando vengo informata all’ultimo della possibilità di partecipare a un workshop a Belgrado (Serbia) che sopraffinamente mi consente di guadagnare ben 6 crediti e di saltare un noiosissimo corso a scelta l’anno prossimo…Piccolo ostacolo il fatto che la consegna del materiale (portfolio, lettera di motivazion, cv e menate varie) era per il giorno dopo entro le 12.00. Morale della favola: sono stata fino alle 3.00 a.m. in piedi a fare tutto e la mattina seguente sarei andata tranquillamente a stampare e consegnare tutto e poi allegramente a un’interessantissima lezione di museologia del contemporaneo. Ed è in questo momento che probabilmente un asteroide si schianta contro la mia stella fortunata che implode miseramente e mi butta addosso una sfiga della madonna.

Da Como ci metto un’ora per arrivare a Milano, per cui decido di prendere il regionale dell’8.17, ma quando arrivo in stazione non se ne vede traccia, ma trovo bensì un 7.47 in ritardo di 20 minuti che poi parte alle 8.22 e si ferma 10 minuti alla prima fermata e alla seconda fermata viene annunciata una sosta di 15 minuti (ritardo totale 77 minuti). Dopo 20 minuti, intravedendo un capostazione, scendo per avere spiegazioni, e nel momento in cui lo faccio, il treno senza annunci e senza nemmeno una scorreggia, chiude le porte e se ne va, lasciandomi a piedi, in stazione e con una crisi isterica in atto. Nel frattempo i tempi si accorciano sempre di più e la possibilità di arrivare entro le 12 inizia a sfumare. Chiamo chiunque, ma nessuno è disposto a portarmi fino a Saronno (3/4 del percorso e da dove partono tutti i passanti per Milano) così aspetto insieme ad un pugno di pendolari, che come me è rimasto chiuso fuori. Dopo un pò appare un regionale (ritardo stimato 49 minuti), ma viene detto che sarà trasformato in un diretto, salvo poi ritrasformarsi magicamente in un regionale e farsi tutte le fermate, riuscendo così ad arrivare alle 10.30 in Bovisa. Stampo tutto e al pelo riesco a consegnare le cose.

Ovviamente è inutile seguire la lezione, per cui decido di smanettare su internet, ma guarda caso la rete Wifi del Polimi quel giorno non funziona per cui sono tagliata fuori dal mondo. Al ritorno, il treno ha l’aria condizionata sparata a mille (rischio bronco assicurato), e sfidando quell’odioso asteroide decido di uscire la sera, prendendomi la botta finale, ovvero beccandomi una grandinata mista a pioggia che mi lava fino alle mutande.

Tocco casa base all’1 a.m. completamente disfatta e distrutta e prima di addormentarmi penso all’umanità in cui mi sono imbattuta durante queste 24 ore: un cingalese che faceva il croupier sul bus (non chiedetemi come facesse), un signore che correva con le stampelle cercando di prendere il treno in partenza, una ragazza molto carina, ma che parlava da sola e mangiava il cerume che estraeva dalle sue orecchie e infine un sosia di Hugh Grant versione omosessuale che dopo aver letto un sms ha iniziato a sganasciarsi dalle risate, con un riso estremamente fastidioso oltre che oltremodo fuoriluogo: ha iniziato a Lomazzo e ha finito a Como Lago (nel frattempo mi sono venuti in mente 23 modi per come procurargli delle escoriazioni dolorose attraverso il suo cellulare).

Dopo tutto, domani, è un altro giorno.

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