Di vicini singolari e umanità inconsueta

Due anni fa mi sono trasferita in una casa nuova. Precedentemente abitavo in una zona molto amena: vista lago, un caro amico di infanzia a due metri di distanza, immersa nella natura, abituata a ogni tipo di fauna locale e agli imprevisti che ne derivavano (invasione di formiche ai primi caldi, topi rimasti incastrati dietro i mobili del terrazzo e deceduti per asfissia con conseguente fetore pestilenziale diffuso, lotta notturna stile fight club tra faine, dolci poiane con apertura alare di 110 cm, poveri passerotti che si schiantano sul vetro della cucina perchè non si rendono conto che non ci possono passare attraverso, la coppia di anatre che per due anni è venuta a figliare sul mio balcone), ma devo ammettere che sia qui che nella vecchia casa mi sono sempre circondata di vicini strani, o forse sono io che attiro umanità particolare.

Nel mio vecchio condominio (composto da 6 appartamenti più un attico) si sono avvicendate varie persone, tra cui una barista e un’insegnante che sono diventate care amiche di famiglia; una famiglia che ha una tipografia (una delle più famose a Como) e che incarna alla perfezione il way-of-living comasco, anch’essi nostri cari amici; il nonno, una figura molto particolare: fondatore della tipografia, una persona dolcissima e molto cordiale, per lui ero la “piscinina”, ovvero la piccolina e mi elargiva sempre doni quando mi incontrava…un ottimo pescatore per 84 anni, che conosceva a menadito il lago e quando poteva ci portava i filetti di persico che facevamo impanati e che aveva un’autentica adorazione per il suo gatto persiano “Pirlino”, tanto che dopo la sua morte ne aveva comprato un altro e pur essendo una femmina, veniva comunque chiamata “Pirlino”; mi ricordo che invece di chiamare a gran voce il gatto per dargli da mangiare, il nonno si metteva sul terrazzo e iniziava a sforbiciare nell’aria con delle forbici da pesca e producendo un suono che inspiegabilmente attirava il siamese. E’ morto poco dopo aver compiuto i 92 anni a causa di un cancro. L’unico nonno che abbia mai avuto.

Al piano superiore vivono tutt’ora una famiglia sui generis. Il padre e la madre, molto anziani, vivono asserragliati nel loro appartamento, non escono mai se non all’alba per andare in chiesa (questo succede da sempre e non per l’età, tant’è che quando mia madre si trasferì lì chiese se quell’appartamento fosse in affitto dato che le tapparelle erano sempre abbassate) e non parlano mai con nessuno. Girano in casa con le pattine, non cucinano mai e ogni volta che tornano a casa dopo un’uscita invece di lavare i vestiti li appendono fuori a prendere aria. Quando si dice vivere con poco.

Nell’attico vive il loro figlio unico. Ormai ha cinquant’anni suonati e una vita da border line a causa di una omosessualità repressa che è sfociata in alcool e droga (credo) e in parte causata anche dal rifiuto della sua natura sessuale da parte dei genitori. Non esce da anni da casa, ha perso il lavoro e la macchina e rumors dicono che abbia investito Pirlino II poco prima che gli ritirassero la patente. Ma in fin dei conti penso che se avesse avuto una vita decente sarebbe stato un’ottima persona. Da piccola quelle rare volte che lo vedevo pensavo a lui come a una fusione tra MacGiver con i capelli cotonati e Magnum P.I.: profondamente anni ’80, con i jeans attillati a vita alta e la camicia di jeans con sotto la canottiera bianca e le adidas con le strisce verdi ai piedi. Forse perchè davvero erano gli anni ’80. Capimmo che qualcosa iniziava a non andare quando piantò una selva di cipressi e bambù sul suo terrazzo e cambiò l’etichetta sul citofono, sostituendo il suo nome in:Cimitero pensile.

Secondo me una trovata geniale, ma che non piacque al resto dei condomini.

Ora casa nostra è stata buttata giù per far spazio a un attico senza cappotto (rivestimento architetturale che impedisce all’acqua di infiltrarsi), disabitato perchè il costruttore nonchè proprietario dello stabile, nonchè fidanzato della cliente, ha rotto con la suddetta e con le due figliastre e ora la casa è disabitata a eccezione di un coniglio che è sempre rinchiuso in una gabbia sul terrazzo, in ogni stagione, con ogni condizione atmosferica e se non fosse per mia mamma che ogni tot gli porta dell’erba da mangiare, sarebbe già all’altro mondo. Sarebbe da chiamare la LAV, ma per non mettere nei casini i miei ex vicini (corrono pessimi rapporti tra di loro) lascio che quel povero animale agonizzi nella gabbia.

Ma tutto questo è nulla in confronto alla fauna che popola il caseggiato in cui mi sono trasferita recentemente. Ma ora è tardi devo andare a lavare i piatti e la cyclette attende le mie possenti natiche.

Au revoir.

2 pensieri su “Di vicini singolari e umanità inconsueta

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