Di pranzi sull’erba, marrani monzesi e culi imbottiti

Ieri ho partecipato a un picnic vittoriano alla Villa Reale di Monza. E’ stato tutto molto divertente e la giornata piena di imprevisti.

Siamo partiti con mezz’ora di ritardo e io avevo solo il pezzo sotto del vestito, il corpetto ce lo aveva una mia amica che all’ultimo non è venuta per cui, ho recuperato il corpetto e in macchina con A., E., e M., ci siamo recati a Monza. Dopo aver sbagliato strada un paio di volte abbiamo iniziato a notare i primi merletti e i primi ombrelli col pizzo e abbiamo capito che eravamo arrivati. Il tempo minacciava pioggia, ma imperterriti ci siamo avviati verso il prato per oziare tutto il santo giorno.

Man mano sono arrivate un sacco di  persone e abbiamo tirato fuori le nostre cibarie per iniziare il picnic. Io avevo solo cibo turco in casa per cui ho fatto in quattro e quattr’otto del boulgour mentre gli altri avevano portato pizzette, tartine, dell’ottimo idromele e del thè. Zero acqua.

Un fotografo impertinente dopo aver scoperto che ero diabetica come lui e dopo il solito “oh, povera, così giovane”, ha iniziato a criticare ogni cibo che ingurgitavo dicendo che erano pieni di zuccheri (dimmi te se le tartine al tonno sono dannose… -.-” ), poi notando che lo ignoravo palesemente e che continuavo a mangiare imperterrita, ha levato le tende.

L’ozio ha portato M. a farmi un ritratto molto bello e che incornicerò credo, sembro una dama dell’ottocento. Il mio vestito constava di un corpetto marrone con un monile sul seno, uno scialle leggero color panna e un gonnone panna da matrona con un fioccone dietro e sotto un collant imbottito di foulard che mi faceva rassomigliare all’ape maia, ma che mi garantiva grande comodità nel sedermi.

Ho fatto delle foto eccelse, modestamente.

Il pomeriggio, prima che si scatenasse il diluvio siamo tornati indietro, rendendoci presto conto che dei villani avevano spaccato il finestrino della macchina di E., senza rubare niente però. Mentre A. ci faceva da navigatore via telefono per trovare la strada per la caserma di polizia, siamo andati a fare la denuncia e a momenti non ci prendevano sul serio per come eravamo vestiti. Volevo andare in bagno, ma il maresciallo mi ha detto che doveva scortarmi nella toilet e, suonando questa affermazione un pò sinistra, ho declinato l’offerta.

La sera ero un bagno di sudore, e dopo una doccia ho tentato di andare al cinema, ma vista la fila di tamarri in fila, ho optato per un dvd “Agorà” (molto interessante, molto bello, non scontato) e una notte di fuego.

E stamattina la fatidica chiamata per un colloquio di lavoro. Ayeah.

Torno al mercante di Venezia.

Asveduma.

3 pensieri su “Di pranzi sull’erba, marrani monzesi e culi imbottiti

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