E le cicale, cicale, cicale, cicale…

Le cicale credo che si polverizzeranno le zampe a  furia di cicalare (non so il verbo ufficiale).

Comunque, sono le mie ultime ore da curatrice di ramarri e tra 6 ore circa sarò free. Nonostante una crisi di panico all’inizio, poi devo dire che me la sono cavata abbastanza bene. E questo perchè vi chiederete voi? Perchè mi sono ricordata di essere per metà italiana e mi sono comportata un pò da italiana-pizza-e-mandolino, un pò cazzona e un pò scansafatiche, che sembra lavori un sacco, ma in realtà fa il minimo indispensabile, se ci mettete poi un caldo infernale, umidità al 90% e milioni di piani e di scale, l’equazione è semplice.

La prima cosa che farò appena arrivata a casa, sarà andare in giro a piedi scalzi e pranzare alle 14 e cenare alle 21, dal momento che i ramarri hanno determinate esigenze per cui pranzano alle 12 e cenano alle 19 (impensabile per me). Poi non so, in effetti devo prepararmi alla partenza per Belgrado e cosa ancora più fomndamentale, trovare la ricetta per una torta salata alle coste che devo portare alla rievocazione di Mezzegra il 2 luglio. Inutile precisare che con quest’afa la voglia di mettermi davanti al forno e pari a zero, ma l’aver curato ramarri per 4  giorni mi rende anche la cosa più noiosa, estremamente interessante.

Ma perchè tutte le volte che leggo l’espressione “curare ramarri” mi viene da leggere “curare Tamarri”? Bah…

2 pensieri su “E le cicale, cicale, cicale, cicale…

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