La canzone dell’isola

[provate a leggere questo post con questa canzone di sottofondo 島唄 e forse capirete come mi sento]

Stasera mi stavo facendo un giro su vari blog, visto che il dolore alla mano (apporoposito, credo che il fantastico lavoro da curatrice di ramarri mi abbia procurato una bella tendinite) e sono incappata casualmente in un blog. Sapete quando iniziate a leggerne uno poi buttate un occhio al blogroll di fianco e cliccate su uno dal titolo interessante e finite per scoprire la vita di una persona. Su questo sito, dove una ragazza racconta la sua esperienza, da residente in USA, a residente in Giappone, fino a quando si interrompe per più di un anno dopo aver annunciato con rammarico che si sarebbe trasferita per motivi di lavoro del marito. Ho collegato questa cosa a una canzone molto malinconica 島唄. Non so perchè, ma ho iniziato ad agitarmi e a venirmi i lacrimoni. Mentre ascoltavo a ripetizione quella melodia, mi scorrevano in mente le immagini del mio vicino futuro: l’aeroporto, i saluti, il nodo alla gola, il lasciarsi tutto alle spalle, lasciare in Italia gli affetti più cari, lasciare tutto, andare a vivere da sola dall’altra parte del mondo, eppure allo stesso tempo e parossisticamente, necessario. Non è una scelta permanente, lo so. Ma so anche che da quel momento, da quando metterò piede su quel dannato aereo, io sarò una persona diversa e quando tornerò in Italia sarò un’altra susanna, con altre esperienze, altri ricordi, un’altra vita, sicuramente vedrò tutto in modo diverso e forse non vorrò più tornare indietro. Quindi di fatto una scelta definitiva.

Mi spaventa la persona che diventerò. Le mie priorità potrebbero cambiare, potrei non volere più le stesse cose e trovarmi completamente spiazzata. Ritornare in Italia e sentirsi una straniera e scappare. Vedere tutto da dietro un vetro fumè, come se ci fosse una patina che impietosamente ti separa dal mondo: da una parte tu da sola, dall’altra gli altri che non ti capiscono quando piangi o ti senti soffocare dalla tua stessa esistenza. Io credo che la vita che sto per scegliere sarà dura, sono destinata ad avere affetti, sì, persone che amo, ma lontane. Non riesco a vivere qui, dove ho tutti, mi manca qualcosa, ma sono sicura che anche quando sarò lì, in un certo modo, mi mancheranno le persone e le cose di qui. Per questo dico che sono destinata ad una vita dura, perchè sarò sempre alla ricerca di qualcosa che mi tenga ancorata, sarò sempre alla ricerca della mia dimensione, e nel frattempo, come effetto collaterale, mi arricchirò incredibilmente e assaggerò tante fette di mondo. Se penso a questo mi tranquillizzo un pò, perchè da un certo punto di vista diventerò una persona migliore, e penso che questo essere migliore lo potrò esprimere appieno quando avrò un figlio a cui trasmettere tutto questo. Forse allora tutto questo percorso che sto per affrontare avrà un senso e le mie scelte dolorose saranno motivate. Adesso molti non le capiscono, non vedono la ragion d’essere, ma tutto questo serve, credetemi, mi serve, mi servirà e io sarò una mamma fighissima, con un papà fighissimo, che sta capendo ogni cosa.

4 pensieri su “La canzone dell’isola

  1. Io ho sempre vissuto con la nostalgia, ma non ci si abitua mai. Non ho mai vissuto per più di sei ani nello stesso posto. Però non cambierei la mia vita. Perché se ti muovi, impari a non avere paura. E questo forse bilancia la nostalgia di quello che era. Ci penso sempre, quando sono abbattuta o triste. E’ meglio accorgersi di botto che le cose sono cambiate piuttosto che vederle con tale continuità da ingrigire con loro, senza accorgersene. E ancora meglio è cambiarle perché sei tu a deciderlo. Lo strappo che si sente è solo il segnale che stai vivendo sul serio. Buon viaggio!🙂

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