La dura vita di un rievocatore.

Cercando di distrarmi dalle varie procedure burocratiche, vi narrerò in sintesi delle date di rievocazione appena concluse.

La prima è stata il Palio di Lugano (3-4 settembre): un’esperienza ai confini del paranormale per le condizioni psico-metereologiche in cui abbiamo lavorato. Se la prima giornata è andata bene, il pomeriggio della stessa ha tirato fuori il peggio di noi, come gruppo e come organizzazione. L’organizzazione stessa del palio era pessima, se considerate che negli stessi giorni c’erano altri 3 eventi medievali nel luganese e la pioggia deve essere penetrata nei cervelli degli organizzatori facendoli letteralmente impazzire. Alle prime gocce hanno iniziato a dare di matto e iniziato a correre come dei criceti storditi, continuando a sbattere contro la stessa parete elettrificata. Nonostante qualcuno volesse ostinatamente continuare l’esibizione (consistente in due banchi con il nostro materiale esposto) sotto le fronde di un albero, che con lampi e fulmini direi che è la soluzione ideale e dopo che gli uomini della compagnia avevano combattuto con cotte di maglia e bardature in acciaio e ferro, bagnandosi fino al midollo, abbiamo ritenuto opportuno interrompere tutto e rintanarsi da qualche parte. Stanchi e bagnati fino al midollo, abbiamo deciso di accettare la proposta degli organizzatori: dormire in una palestra. Ovviamente una palestra svizzera, che significa, docce, bagni puliti, phon..meglio di un hotel. La serata è proceduta in allegria, grazie anche alla goliardia della Masnada mista a quella di un’altra compagnia, balli, canti, e un fiume di vino speziato e idromele.

La notte è poi proceduta bene. Abbiamo dormito promiscuamente in 7 su 3 materassoni sparando stronzate fino alle 2 del mattino e addormentandoci alticci e umidi. La mattina successiva il tempo non era di certo migliorato e dopo aver abbandonato l’idea di fare colazione (un caffè 3,50 fr= 3,00 euro), abbiamo tentato di allestire il campo, ma nel momento esatto in cui siamo arrivati al parco, ha iniziato a diluviare nuovamente. Abbiamo pirlato fino a mezzogiorno cercando l’organizzatrice, che poi ha dato il suo nullaosta al nostro ritorno in Italia, se non fosse che in quel momento una delle due auto con cui eravamo arrivati lì ha deciso di lasciarci . Dopo un’altra ora siamo riusciti a far resuscitare il motore e a lasciare quel paese infernale. Alla fine abbiamo mangiato alle 4.30 stanchissimi e frustrati.

Ieri sera invece eravamo a Como alla festa della contrada di San Martino. Breve e indolore. Balli, battaglie e uccisioni, con un sudicissimo vestito di lana che alla fine mi faceva puzzare come una pecora mai stata tosata e che probabilmente sarà oggetto di autocombustione.

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