Una donna d’altri tempi

Ci sono delle volte in cui mi sento tagliata fuori dal mondo. Altre volte mi capita di sentirmi così, perchè sono straniera, perchè ho un orientamento politico ben definito, perchè sono diabetica, a volte semplicemente perchè ho dei momenti di blackout che sfociano in epici episodi di idiozia congenita.

Altre volte mi sento tagliata fuori, perchè mi sento vecchia. Culturalmente vecchia. Sono nata nel 1988, praticamente non ho vissuto gli anni ’80, e sì sono cresciuta con Beverly Hills, Melrose Place, Bayside school, Ranma 1/2, Dragon Ball e le tartarughe ninja, per cui diciamo che ho una cultura popolare nella media, anche se tanti miei coetanei non hanno minimamente idea di cosa stia parlando. Ma io sono anche cresciuta con Jeeg Robot d’acciaio, i Goonies, Galaxy express 999, Daitan 3, il mistero della pietra azzurra, Ken il Guerriero. Ascoltavo Radio Reporter la mattina prima di andare a scuola e volevo partecipare all’Emilio Bianchi Show, per rispondere “io ascolto reporter” e vincere la Micra, i Beatles, i Queen, Elton John, Johnny Cash, i Bon Jovi, i Police.

Cantavo Vamos a la playa senza capire quello che dicevo, e quando sentivo i Jefferson Airplane mi immaginavo sempre un aeroplano in stile anni ’20 che volava in un cielo azzurrissimo, mi disegnavo un fulmine sulla guancia per assomigliare a Ziggie Stardust e il pomeriggio mangiavo lo yogurt mentre ascoltavo “Fly me to the moon” di Frank Sinatra e mi ricordo nitidissima una scena di me sul girello (il ricordo più vecchio che ho) mentre mia mamma mi imbocca e solo anni dopo sono riuscita a scoprire che canzone c’era in sottofondo, “Always on my mind” di Elvis.

Ho fumato le prime sigarette con Mr. Mojo Risin, mettevo tacchi non miei mentre cantavo “This boots are made for walking” di Nancy Sinatra e “Lady Marmalade” di Patty LaBelle (e non quella di Christina Aguilera), ascoltavo Johnny Cash a Folsom Prison, a 15 anni avevo il walkman (il primo mp3 l’ho avuto a 18 anni) con Symphaty for the devil, Starway to Heaven, The end, London Calling, Hotel California, ma anche The Bloodhound gang, gli Eiffel 65 e i Take That.

Ho sempre sognato di nascere negli anni ’50, per essere adolescente negli anni ’60 e giovane donna negli anni ’70. Ci sono poche persone con cui riesco a parlare di queste cose, e la maggior parte ha almeno 10 anni in più di me. Ma tutta questa gente, questi miti, questa cultura, dov’è finita? Dov’è destinata a finire? Non c’è nessun personaggio di oggi paragonabile a uno di quegli anni. Chi c’è nel 2000? I Dari, Marco Mengoni, Marco Carta, i Tokyo Hotel, Justin Bieber, la Pausini, i Jonas Brothers, i Modà, Taylor Swift?

Io non so darmi risposta e non so darmi pace.

Vado a fare i miei 45 minuti di aerobica spaccamuscoli.

 

4 pensieri su “Una donna d’altri tempi

  1. ti capisco e ti appoggio in pieno, sorella! anch’io sono cresciuta con tutti questi miti fantastici e tutt’ora sogno di essere una delle tante avventure di Fonzie in “Happy Days” o essere Mindy di “Mork e Mindy”….e mille altre fantasie infattibili.
    Non è questione di sentirsi vecchi ma più che altro di sentirsi delle persone migliori di quelle che si stanno formando adesso, che avranno (se poi li avranno) dei valori molto diversi dai nostri o anche solo i ricordi di infanzia….ad ogni modo, è uno schifo.

  2. Ehi, stai attenta che` qualcuno potrebbe recriminare che la Pausini c`era gia` dai primissimi anni `90!
    Maaaarco se n`e`andato e non ritorna piuuuu`…

    Pero` io penso anche che quelli che stanno crescendo oggi, alla fine gli altri miti li avranno per forza. Potranno non piacerci, ok, ma li avranno. D`altronde quelli che gli anni 60 e 70 li hanno vissuti davvero…con quanti di questi puoi condividere tutta la cultura pop degli anni 80 e quella tecno e depressa degli anni 90? Per loro i cartoni e certa musica sono ancora cose da bambini solo perche` loro erano gia` adulti.
    Se parlo a mio padre di Capitan Harlok, mi guarda anche abbastanza schifato (e considera che non solo ha fatto i 60 e i 70, ma era anche un artistoide intellettuale comunista, nonche`autore e consumatore di fumetti e vignette).
    Anch`io ormai sono “fuori dal giro” (ne ho 29, di anni), ma alla fine credo che siano solo i punti di vista a cambiare…

    • io capitan Harlok lo guardavo con mio padre :] in ogni caso pensavo a “i giovani d’oggi”, quelli che a cultura musicale e televisiva diciamo, ma anche più in generale, non vanno oltre il 1996, ovvero a quello che si ricordano di avere visto in tv e a quello che i genitori gli hanno propinato negli anni della crescita. Molti ragazzi che ora hanno 18-20 anni guardano il Grande Fratello e Amici, ma chissà che tra 30 anni anche questa non diventerà cultura popolare; in fondo se i film di Renato Pozzetto sono stati forzatamente rivalutati a “commedia sexy all’italiana”, perchè non potrebbe accadere anche per i reality show?
      In effetti sono i punti di vista a cambiare..

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