Una domenica bestiale

Tensione per domani, vado a ritirare le analisi del sangue.

A parte ciò sono giorni di frenesia progettuale. Finalmente mi sento realmente coinvolta nel progetto di sintesi finale e sono ottimista a riguardo, nel senso che mi sembra che possa uscirne fuori qualcosa di buono e non scontato, qualcosa di cui essere soddisfatta, insomma. Anche perchè è un progetto che è nelle mie corde, si adatta alla mia mente contorta e piena di stelle filanti impazzite.

Ieri sono andata a fare un giro a Como da sola. L’unica cosa che volevo fare era rintanarmi in casa, ma la curiosità mi ha spinto ad addentrarmi nella fauna comense. Nonostante ci viva da 23 anni, rimango sempre sconcertata da questa città. Io non concepisco il rito dell’uscita domenicale. Può essere che la domenica sia l’unico giorno di libera uscita di molti lavoratori e studenti e che non tutti vogliano passare un pomeriggio di elevato spessore culturale, ma una semplice giornata tranquilla, ma non incapronirsi e fare gli automi che vanno tutti negli stessi posti.

La maggior parte erano rintanati nel McDonald’s sotto i portici, i ragazzini ciondolavano all’ombra del Duomo e gli anziani camminavano lungo il lago. Quello che maggiormente mi ha colpito è stato l’abbigliamento, era come se qualcuno (a ogni occhiata) mi lanciasse un sacco di patate nello stomaco. Pitonature, leopardamenti, mingonne raso-gnocca e vestiti improbabili. Potrei anche definire delle categorie (ma non farò come molti blogger che citano le categorie e poi ne fanno definizioni interminabili):

– le manze di mezza età fasciate in tutine di latex e poliestere;

– gli zarri col bomberino smanicato, le adidas a collo alto e il cappellino appoggiato (notare “appoggiato” e non indossato) sulla testa rasata;

–  le adolescenti col cerchietto di finti brillanti, i leggings (anche se pesano 87 kg, ma ci piace lo stesso);

– le smilze coi leggings in nylon e i taccazzi 15 cm o la variante donna-a-stazza-panettone con leggings e taccazzi 18 cm (di solito sono più basse), ma tanto il risultato è lo stesso: camminano come dei bufali che stanno annegando;

– le russe che bevono botulino dalla bottiglia, ma almeno loro sanno camminare sui tacchi;

– i clan di filippini, sempre discreti e sobri;

– gli anziani che se la viaggiano con i cagnolini (la peggiore esperienza: un cane con addosso una divisa dell’FBI, con tanto di cappellino);

e poi ci sono quelli che non riesci a inquadrare e che ti fanno sperare in una rinascita fuori dagli schemi, come quel ragazzo troppo underground che se ne stava seduto sul bus a leggersi la Settimana Enigmistica.

Infine ho visto una scena che mi ha lasciato esterrefatta: un cingalese venditore di rose, che faceva la carità a una rom inginocchiata in piazza Duomo. Avrei voluto fermare l’istante con una foto. Mi sono bloccata perchè non sapevo cosa pensare: una persona che viene considerata pezzente dai 3/4 della gente, che aiuta una che forse è più pezzente di lui, allora non è così tanto pezzente, ma forse il pezzente è chi ha la pretesa di giudicare e si prende la libertà di non fare la carità. Oppure un senso di tenerezza per l’empatia che forse ha investito quel venditore di rose, che forse si è ritrovato in quella rom e sapeva cosa voleva dire stare inginocchiati sotto il Duomo. Ignorata da tutti tranne che dall’unica persona che non ti saresti mai aspettata.

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