Sul salto, Clio e Sauron

Ho le mani che sanno di concentrato di peperoni e sesamo. Stasera vado alla cena del corso di giapponese e porto qualche sfizio dalle terre asiatiche, riso Pilav e Bulgur. Non essendo questo un blog di cucina, non starò a menarvela della rava e della fava, quindi no ricetta di questi deliziosi piatti (almeno che qualcuno non sia particolarmente interessante, già sto blog non è che sia un bojoux, non vorrei vedermelo chiudere da Worpress!).

Non ho pensato di portare cibo italiano, perché a parte pasta, lasagne e pizza non è che sappia fare molto, me la cavo di più con i piatti dell’altra patria. Infatti mia mamma mi ha detto:”Se tu sarai la rappresentante della cultura culinaria italiana in Giappone, siamo a posto!”, e in effetti non ha tutti i torti. Ieri tra l’altro al corso ho imparato a dire “Che colore ti piace?”; un passo per l’uomo, un passo per l’umanità, anche se credo mi sarà più utile saper dire:”Aiuto, sto male, portatemi in ospedale” o “Mi sono persa devo tornare a casa”.

Oggi dovevo fare un sacco di cose importantissime tra cui, chiamare il medico, prenotare il volo, prenotare le lenti a contatto, andare in biblioteca (ho di nuovo la tessere sospesa, mia sorella a tempo indeterminato, ieri in una lettera, l’ardua sentenza) ma me ne sono scordata; mi sono dedicata alle faccende di casa e poi a un’altra cosa importantissima, rinnovare la playlist del mio mp4. Dovevo farlo da circa un anno, oggi ho trovato la forza interiore giusta. Stamattina ho anche guardato il programmo di Clio Makeup su Real Time: interessante, pieno di spunti e mi ha fatto capire che forse anche io dovrei iniziarmi a truccare invece di limitarmi alla solita cazzuolata di crema (che impedisce alla mia faccia di distruggersi come un affresco appena staccato dalla sua nicchia) e alla solita matita nera. Infatti giusto ieri ho ordinato dalla Avon un mascara, un kajal nero e un correttore. Sono passi avanti per me che non ho mai comprato in 23 anni un trucco che fosse uno, ma li ho sempre rubacchiati o preso gli scarti di mia sorella (alla quale, apporposito, ieri hanno fatto il contratto a tempo indeterminato, un lusso!), e quando abiterò da sola a chi li frego? Quindi Avon yeah.

Tutte le volte che mi siedo qui, davanti alla pagina bianca di WordPress, e cerco di parlare di altro, alla fine finisco sempre a parlare di Giappone, in un modo o nell’altro. Io penso che il salto che sto per fare, mi cambierà, ma in realtà l’aver preso coscienza di ciò, mi ha già cambiata, perché non vivo più come prima, tutto è in funzione di quel salto. La vita qui è un po’ sbiadita, un po’ grigina, a parte qualche sprazzo di gioia, anche in vista di una decisione importante che ho preso (a fronte di una chiacchierata con mia mamma).

Le chiacchierate con mia mamma [che d’ora in poi chiameremo l’occhio di Sauron per comodità]non sono mai chiacchierate semplici. Di solito capitano di mattina, quando sei solo tu e lei e state sbrigando le famigerate faccende di casa, sotto il suo occhio di Sauron che tutto vede e tutto sa (se ti cade un capello, lei lo vede e sa anche dove è caduto e ovviamente ti costringe a tirarlo su, ma tu non sai dov’è caduto, allora inizi a sudare freddo, finché arriva il tragico momento del:”voinonsapetefareniente, nonvenefreganiente, nonviimportadiquestacasa, se non ci fossi io qui,…” e l’occhio di Sauron si allarga e inizia a sputare sangue, con un sìbilo che ti atterrisce). Come al solito sono stata accecata come San Paolo caduto da cavallo, la solita epifania che mi ha sbattuto in faccia la verità e mi ha  chiarito, almeno in parte, le idee: dopo la laurea voglio fare un dottorato di ricerca (PhD), all’estero, obviously, poiché, anche nel caso in cui mi fosse proposto, io in Italia non ci rimarrei nemmeno a pagare, per cui tanto vale andare all’estero con un obiettivo. Il mio, come al solito, è imponente, perché altrimenti non mi diverto.

Quindi nel 2013, au revoir, prendo armi e bagagli e me ne andrò dove la corrente mi porterà.

 

 

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