Cronache dalla città del futuro: cordialità a badilate

Andando in giro in metro ho notato, oltre il costo spropositato dei mezzi, dei posti speciali sui vagoni. Sono quelli che esistono anche in Italia sui bus, che vengono chiamati “per reduci, disabili o con difficoltà motorie”. Qui c’è tanto di adesivone con l’immagine del vecchio, lo storpio, il bambino con la mamma e la donna incinta (che viene chiamata okaasan=madre). Il 50% delle volte vengono lasciati completamente liberi, o occupati dagli interessati, poi capita che qualcuno si sieda, ma solo se non c’è nessun altro posto o se non c’è un designato in giro. Infine capita il buzzurro di turno che si svacca anche se ha davanti la donna incinta. Mi è capitato l’altro ieri. La metro era sottovuoto tanto era la gente, ma io per fortuna ero contro il vetro alla fine del vagone, per cui respiravo. C’era un salaryman che si era piazzato lì e c’era una gravida davanti a lui. Si capiva non tanto dalla pancia, quanto da un badge tondo che recita:”C’è un neonato nella pancia”, che ti autorizza a sederti lì. Il tipo non dava segno di alzarsi, così una vecchina seduta di fianco l’ha ripreso in malo modo, cacciato dal posto e detto:”Douzo, okaasan”, cioè:”Prego (si sieda), madre”. La cosa mi ha fatto sorridere; c’è tutta questa gentilezza di fondo, che sostanzialmente non ha ragione di esistere, ma che c’è  si vede e mi fa sentire un po’ al sicuro, perché mi fa pensare che qualsiasi cagata farò, qualsiasi comportamento inappropriato avrò, sarà scusato e stemperato da questa cordialità (vera o apparente è da capire).

Rimanendo in tema di buoni sentimenti, ieri sono andata a fare un giro ad Harajuku, per vedere il Meiji Jingu e il quartiere in generale. Dopo 2-300 metri, incontro un nonnino, che chiameremo Nonno-san, il quale stava con le braccia alzate a guardare il cielo, in un sentiero secondario. Starà pregando, penso. Ma avrei pensato cosa mi avrebbe riservato il fato. Nonno-san mi nota, si avvicina e inizia a parlami, in giapponese, of course. Io tento di spiegargli che non capisco la sua lingua, ma lui continua e alla fine cedo, annuisco a tutto quello che dice e intanto mi porta alla mostra sulla crocerossa che c’e lì poco più avanti. Non contento, decide di farmi fare proprio il tour del parco, senza lasciare nulla al caso e dandomi il tempo di fare foto e godermi la giornata di sole. Incontrarlo è una manna in realtà, perché mi fa vedere cose che altrimenti mi sarei persa, come una processione di matrimonio nel tempio Meiji, la vestizione della sposa, le foto di rito e mi spiega che sono fortunata perché di domenica è più facile incappare in questi eventi. Mi ha anche portato nel posto in cui si scrivono le preghiere e le si affidano agli dei (io ovviamente ho scritto e imbucato la mia) e mi consigliava anche sulle inquadrature migliori per prendere la panoramica più interessante e mi chiedeva la macchina fotografica per scattarmi delle foto ricordo (per me ovviamente!). In qualche modo abbiamo avuto una conversazione (ho attinto a tutte le lezioni che avevo fatto con Akiko-san e non la ringrazierò mai abbastanza!)  e gli ho detto cosa, come, dove faccio/vivo qui in Jap e lui era tutto un:”Sugoi neeeeeeeee” (=fantastico, wow!).

Mentre camminavamo lungo le botti di vino che ci sono in uno dei grandi viali, Nonno-san si è messo a cantare la Gigliola Cinquetti, in omaggio alla mia italianità (inutile spiegare che ero una half), e:”Ciao, ciao bambi…….” (voleva dire bambina ma non ce la faceva) e mi invitava a cantarla con lui, così c’eravamo io e Nonno-san che cantavamo Modugno sulla strada sterrata del Meiji Jingu. Poesia pura.

Siccome era convinto che volessi fare shopping a Shibuya, voleva portarmi lì, ma io ero affamata, stanca e satura della sua disponibilità, così mi sono inventata che dovevo incontrare degli amici sul ponte di Harajuku e mi ha mollato lì. Volevo fare una foto con lui prima che se ne andasse, ma mi sono dimenticata. Mi rimane solo questa immagine e il persistente dubbio:”Era tocco o solo nel suo giorno libero?”, perché se penso a quando vado a fare la spesa o vado nei negozi, la cortesia si spreca, così come la cerimoniosità: al supermercato arrivi alla cassa, che non ha il rullo in molti casi, ma il piano fisso. Metti il cestino su (anche i carrelli, che sono minuscoli hanno solo il cestino), la cassiera ti prende la roba e mentre la passa, conta ad alta voce gli articoli:”Hichiban, niiban, sanban…“, nel frattempo tu prepari i soldi e lei ti chiede se vuoi il sacchetto, se le dici di sì, ti imbusta la prima, poi il resto te lo fai da te in appositi siti, altrimenti passi allo step successivo, ovvero poni i soldi su un piattino (tanto anche se glieli dai in mano loro li mettono sul piattino), lei prende i soldi in carta e li mette in una pinza, poi prende le monete e le mette in cassa, infine prende la carta dalla pinza e la mette anch’essa in cassa, poi ti porge il primo sacchetto in mano con un lungo “Arigatou gozaimasuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu“. Ogni operazione che fa è sempre a due, mani, anche quando ti da il resto e lo scontrino sempre a due mani e tu lo devi prendere a due mani, sennò fa brutto. Poi con il tuo sacchetto e cestino superi le casse e lì ci sono dei banchi fornitissimi con 30 tipi di sacchetti e sacchettini, fazzoletti, guanti, pattumiere, dove puoi metterti per sistemare la spesa. La cosa che fa capire il gap culturale tra l’Italia e qui è che non ci sono metal detector o guardie e che tu puoi tranquillamente superare le casse o aggirarle e andare direttamente ai banchi per sistemare la spesa e uscirtene senza aver pagato una lira, perché è tutto uno spazio ampio, aperto e autogestito. Si fidano proprio delle persone, anche perché parte degli articoli sono in vendita fuori dal negozio e uno potrebbe tranquillamente passare per strada e rubare le cose mettendosele in tasca… ma ovviamente ciò non accade.

Ho aperto lo scrigno e chissà che altro salterà fuori.

Ad maiora.

13 pensieri su “Cronache dalla città del futuro: cordialità a badilate

  1. Scusami se ti faccio questa domanda, non ti seguo da molto ma sono curioso di scoprirti.
    Tu sei finita a Tokyo perchè ti sei iscritta all’università (di design) ?

    Grazie e scusa per il disturbo :3

    • Ciao, nessun disturbo! No, sono stata selezionata dalla mia università italiana per fare un semestre di scambio, ovvero io vengo qui in Jap e uno studente jap va in Italia, una sorta di scambio equo-solidale 😛 se hai altre domande chiedi pure :]

  2. eh, ma il nonnino-san avrà avuto tempo libero e tanta voglia di parlare con qualcuno. Poi arrivi tu, straniera…vuoi che il suo orgoglio nazionale non si risvegli? e ti porta in giro facendoti da cicerone…:-)

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