Creepy Quest, ovvero sul getting lost e varie elucubrazioni romanzate

Premessa 1: il post che leggerete sarà lungo ricco di passione, dolore, poi ancora passione, poi ancora dolore, disperazione, poi vittoria e soddisfazione e vari altri stati mentali che ancora non hanno un nome. Vi prego di credere per filo e per segno a tutto ciò che sto per scrivere, perché corrisponde perfettamente alla  realtà e a come si sono svolti i fatti;  i nuovi lettori (ho avuto un’impennata di visite ultimamente, anche se non so a cosa è dovuto) rimarranno increduli, ma gli aficionados credo che potranno capire perfettamente.

Premessa 2: mettete insieme un pomeriggio nuovoloso, due corvi, un cellulare dimenticato a casa, il mio senso dell’orientamento, tombini colorati, conbini, il mio cervello,  i miei magici poteri e avrete la giornata di oggi.

Dopo aver passato la mattinata sul progetto (divertendomi a inventare cose assurde su AutoCad), avevo deciso di andare a farmi un giro. Inforcata la bici, avevo deciso di andare dalla parte opposta rispetto a dove sta il mio supermercato di fiducia e così ho fatto. Poi. Poi ho deciso di svoltare. Perché avevo visto il cartello (uno dei pochi che trovi in km e km) che indicava Kokubunji sta. e mi sono ricordata di tutte le volte in cui ho cercato di raggiungere la stazione di Kokubunji in jitensha per risparmiare i 140 yen  del treno e mi sono illuminata e mi sono detta: “Ok cervello, cerchiamo di raggiungerla”. In quel momento il cielo si è oscurato, un corvo ha iniziato a seguirmi dall’alto e hanno iniziato a passare a raffica delle autoambulanze (ho idea che avessi inconsciamente attivato il mio solito potere alla Haruhi Suzumiya). Ovviamente dopo quel cartello, non s’è più visto manco un pezzo di carta straccia con su un’indicazione, per cui dopo essermi resa conto che non sarei stata in grado di arrivare alla eki (ero comunque soddisfatta per aver raggiunto la zona) ho deciso di tornare indietro. Ma avevo svoltato. E non ricordavo dove. Maledetta me che faccio sempre le foto agli incroci importanti, maledetta me che avevo lasciato il cellulare a casa (quindi no fotocamera), maledetti i giapponesi che non hanno vie, indirizzi, cartelli, mappe, che non parlano inglese, che è iniziata la GW (Golden Week) e non c’è in giro un cane, maledetto il mio cervello che, passato al lato oscuro, aveva deciso di sortirmi questo malefico tranello.

Cercando di non perdermi d’animo ho provato a fare mente locale e a ritornare sui miei passi, perché sapevo che ero arrivata da un viale alberato nelle prossimità di un incrocio, ma qui c’erano almeno 5 incroci con viali alberati. “Vabbè dai prendiamola come una scampagnata e cerchiamo di goderci la biciclettata, magari poi per culo ritrovo la strada”, così mi sono fermata a un conbini e ho preso una bibita. Uscita dal 7/11 vedo il bus che va a Kodaira sta. e lo prendo come un segno dal cielo, per cui inizio a seguirlo disperatamente, mentre l’arsura mi devasta e i corvi sono diventati due. Mi rendo subito conto che ho fatto la cosa meno intelligente perché mi sono allontanata dall’unico punto certo, quel conbini. Il mio livello di disperazione inizia a salire, a un certo punto perdo di vista il bus e mi ritrovo nella città di Kodaira, una via di mezzo tra Bergamo e la California (quella famosa Kodaira in cui dico sempre di vivere a quelli che me lo chiedono anche se in realtà abito vicino alla stazione di Takanodai, ma non è Takanodai, bensì è Kitamachi, ma nessuno conosce Kitamachi perché ci abitano in 20, di qui la frase: “Vivo nel Kodaira”). Ormai sono troppo lontana dal mio adorato conbini e inizio a pensare alla mia sorte, a quanto mi mancano il mio bel supermercato, il mio Cando, il mio appartamento.

Quando sono in queste situazioni inizio a guardare me stessa come alla protagonista di un film [“Era giovane, aveva tutta la vita davanti, aveva deciso di trovare la stazione da sola. Ha svoltato. Non è mai arrivata alla stazione. “Lost in Kokubunji – paura e delirio nei sobborghi tokyoti”. A Natale, nei cinema”] o di un fatto di cronaca [“Giovane designer del Kodaira, scomparsa il pomeriggio del 30 aprile 2012. Portava un vestito verde, capelli acconciati a cipolla.”]. Nel frattempo cercavo di discutere col mio cervello: “Perché mi sei ostile? Perché non collabori e invece ti prendi gioco di me in questo modo? Sei stato per caso contagiato dal maledetto morbo “ki o tsukau“? Perché non mi vuoi dire dove cazzo sto andando, dove cazzo ho sbagliato a girare? Tu che ormai ti sei giapponesizzato vuoi mettermi alla prova e insieme a questo maledetto Paese capire se sono in grado di sopravvivere anche a queste situazioni??”. In risposta ho solo ottenuto una sarcastica risata.

Ci avevo messo mezz’ora per arrivare lì. Era passata più di un’ora e ancora non avevo trovato la strada del ritorno. Avevo la mente affollata di NishiTokyo, Koganei, Higayama, Kodaira-ocho, -bucho, -osho, -bashi, Kanji incomprensibili, continuavo a bere come una dannata e intanto la disperazione era arrivata a livelli incommensurabili, tanto da pensare di raggiungere in qualche modo la stazione di Kodaira, mollare lì la bici e tornarmene in treno, oppure di passare tutta la notte in un conbini o di cercare un internet cafè e cercare da lì la strada, ma ovviamente nulla di tutto ciò era a portata di mano.

Nel frattempo dentro di me piangevo come un vitello, ma fuori ero stoica come solo un giapponese sa esserlo, fingendo di apprezzare e interessarmi a quello che vedevo intorno a me, non lasciando trapelare il minimo accenno di angoscia turistoide. Oppressa e ormai con l’acqua alla gola avevo trovato una mamma in bici con prole a carico e avevo pensato che una mamma è una mamma anche in Giappone e sarà mammesca anche con me che sono una povera gaijin lost. Per cui con cautela e con un filo di voce mi sono avvicinata: “Sumimasen…per favore mi dica dove sono…” (mostrandole la cartina della metro che quella santa donna di Hiromi-san mi aveva dato)  e lì è successo quello che mi capita da un paio di settimane a questa parte e che potrei definire il mio secondo potere magggico: capire tutto quello che mi viene detto. In situazioni normali sarebbe impossibile, poichè come ben sapete non so una ceppa di giapponese, il corso di giapponese che faccio in uni fa cagare e non so instaurare una conversazione. Ma. Ma probabilmente in situazioni d’emergenza si risvegliano dei neuroni sopiti o si attiva una sorta di antenna babilonica che converte tutti gli impulsi in entrata in idiomi a me comprensibili (anche se a me piace pensare che sia un potere magico alla Creamy), sta di fatto che riesco a capire per filo e per segno quello che mi viene detto. Per cui mi sono resa conto che arrivare a Kokubunji era ormai impossibile e che era meglio passare per Kodaira, farmela dritta fino a Ogawa e poi puntare verso Takanodai (suggerimento della signora), al suono del suo “Ganbatteee!” con la figlia che agitava il pugnetto in aria, mi sono diretta verso Kodaira (non prima di aver fermato un galoppino della Co-op per chiedergli ancora indicazioni).

A un certo punto, come nei migliori film, mi sono ritrovata a ripercorrere una strada che già avevo fatto un paio d’ore prima e poi ho ritrovato il mio amato 7/11. Quell’esatto 7/11 che avevo lasciato alle 3.30 pm e poi. Poi mi sono guardata intorno e mi sono resa conto che stavo guardando quel diavolo di incrocio da un altro punto e che di fronte a me c’era quell’esatto viale alberato che mi aveva condotta lì. Era sempre stato lì, appiccicato al conbini, ma io, cieca e offuscata, non avevo saputo guardare bene. Ho ripreso la strada di casa, col cuore gonfio di gioia, un sorriso a 48 denti disponibile per ogni passante che incontravo, pacche sulle spalle, lo sguardo tronfio e lungimirante di una persona che ce l’ha fatta, che ha vinto la sfida contro se stessa, che ha battuto i suoi limiti. Un’ occhiata sorniona gettata a quel negozio “ah sì, ci sei anche tu, yeah negozio! Ora che so la strada verrò a trovarti più spesso!!”, gesti alla yes man e alla Fonzie verso quegli shop e quei punti di riferimento che mano mano ritrovavo. Una scia di gagliardìa e fierezza mi seguiva, nonostante non sentissi più il coccige dopo 3 ore di pellegrinaggio.

Infine l’apoteosi: forse per premiarmi di tutti i miei sforzi le divinità mi hanno concesso questo dono, ovvero ritrovare il Lawson 100 dopo un mese che lo cercavo invano. Dovete sapere che il Lawson 100 è il level up dei conbini, perché è un conbini yakuhen shop (ovvero un conbini che quindi ha la varietà di prodotti di un conbini normale, ma in cui tutto viene venduto a 100 yen, o meglio a 105 yen con l’iva e puoi trovare qualsiasi genere di items e cibo), ma sfortunatamente e furbescamente direi, ce ne sono pochissimi e sono difficili da trovare. Ebbene entrata in questo paradiso, mi aggiravo come accecata da cotanta cheapness e i commessi mi guardavano sapendo per certo che io ero una vincente, che avevo appena superato una grande prova, e i loro occhi sembravano dire “sì lo sappiamo, sei salva, ce l’hai fatta, sei un esempio per tutti noi” e sembravano lanciare metaforiche pacche sulle spalle e strette di mano. Mi meritavo un bel regalo per tutto ciò e infatti mi sono comprata il detersivo per i piatti (dopo aver scoperto con raccapriccio di aver utilizzato per settimane il dishwasher come body soap), il taglierino, le forbici, un pacco di verdure surgelate e una cosa che credevo fosse deodorante per ambiente al profumo di rosa, ma che invece spara una schiuma.

Mentre ritornavo nella mia cittadina,  i palazzi, le case sembravano piegarsi verso di me, come se volessero darmi il bentornata dal mio dantesco viaggio e potevo percepire anche il festoso “bzzzzz” del maestoso traliccio dell’alta tensione vicino a casa mia, lievemente inchinatosi per l’occasione.

 

25 pensieri su “Creepy Quest, ovvero sul getting lost e varie elucubrazioni romanzate

  1. EPIC WIN “Antenna babilonica”: questa la citerò nei secoli dei secoli. E il dishwasher usato come body soap… benvenuta in Giappone! Sono felice che ti sia ambientata COSì bene! ^__^

  2. HAHAHA ma sei una grande!!! Ti giuro mi stavo scompisciando!😄
    …””e i commessi mi guardavano sapendo per certo che io ero una vincente, che avevo appena superato una grande prova, e i loro occhi sembravano dire “sì lo sappiamo, sei salva, ce l’hai fatta, sei un esempio per tutti noi” e sembravano lanciare metaforiche pacche sulle spalle e strette di mano””😄
    e il detersivo usato come bagnoschiuma😄 grandissima! spero di arrivare in Giappone in tempo per poterti incontrare!!!^^
    Gambaru!!! ;D

  3. Ahahahah, bel post, molto divertente!😄
    Non preoccuparti, perdersi a Tokyo è normalissimo. A me è successo decine di volte, davvero.
    La città è stata costruita in modo confuso e – apparentemente – privo di senso… probabilmente per metterci i bastoni tra le ruote.😛

    Anch’io discuto e litigo col mio cervello, lol!
    Lo faccio da molto prima di trasferirmi qui, ma ultimamente sono peggiorata. 2 giorni fa ho scritto un post proprio a questo proposito, però lo pubblico tra un po’ (ne ho prima un altro “in coda”)… benedetta la funzione “programma” di wordpress.😀

    ADORO il Lawson 100, per fortuna ce n’è uno sotto casa mia: mi salva la vita.
    Ciao, a presto!!🙂

  4. AHAHAHAHAHAHAHAHH ma io ti amo!!!!! sei la mia haruhi suzumiya del comasco, la mia antenna babilonica, il mio gambero (storpiatura di gambaru XD)!!! AHAHAHAHAHAHAH non ho mai riso tanto in vita mia, ho visto nella mia testa ogni tua emozione di terrore e gioia dopo quest’impresa titanica e ho pensato che avrei reagito come te, passo dopo passo.

  5. A che gusto era il detersivo?😄
    No, perche` in effetti hanno profumazioni piu` varie dei bagnoschiuma! Ah ah ah!
    Comunque grandissima! Bellissimo post!
    (sappi che ultimamente la mail che metto nella firma e`sbagliata, che`senno`non mi fa postare)

    • Ps mentre te ti perdevi, una certa persona che sta approfittando della GW per esplorare un po’ il Giappone, si faceva fotografare insieme ai modelli di Abercrombie a Tokyo.

      Pps quando incominciare a cambiere colore ai piccioni avvisami che ti aggiungo al Pantheon😄

      • non ho ancora capito cosa esattamente sia, ma di certo non deodora. Bleah che schifo Abercombie xD quando sono venute le mie cugine a Milano ho dovute portarle lì perchè volevano farsi dare la foto, ma i modelli erano dei completi imbecilli e penso anche qui!

  6. Metti la foto nel prossimo post😄 magari dei passanti risolveranno il mistero🙂

    Non ci sono mai stato, ma tra tutti i posti che ci sono da visitare a Tokyo proprio in una catena di negozi doveva andare? (oltre al fatto che il gongolare per la foto, ed esaltare le caratteristiche fisiche di quest’ultimo su Skype… *sigh*)

    Comunque non la ha esaltata molto Tokyo preferisce la più tranquilla Kyoto🙂 e come te si “diletta” a perdersi.

    Non conto più le mail che mi manda in cui mi scrive “mi sono persa” o “oggi mi sono persa… di nuovo”

  7. Mi preoccupano di più i “figaccioni” cinesi compagni di casa e scuola -_-‘

    Oltre al fatto che la sua prof. Non perde mai tempo per tirare fuori incoraggiamenti e suggerimenti su come approcciare ragazze/i giappi/e… Io a questa prof due paroline le vorrei dire -_-‘ tra i tuoi e i suoi mi chiedo se non ho preso troppo sottogamba la veridicità di certi anime scolastici, in particolare dello stereotipo dell’ insegnante bisognoso e dispensatore d’amore😄

    • Per me quello stereotipo non vale perché i sensei del mo dipartimento sono incartapecoriti…ma quelli degli altri dipartimenti sono molto alla mano😀 Ma che simpatica la sua prof! Beh dai, non ti preoccupare per ora…vedi come sarà al ritorno!

  8. ..ma la domanda mi sorge spontanea. “cos’era quella cosa che in tutta la tua gagliardaggine di vincitrice hai comprato credendo che fosse
    qualcosa ,che probabilmente non era perchè sparava schiuma?”….dishwasher docet…lol
    Prima di tutto son contenta che tu possa utilizzare autocad.
    Secondo sono felice che tu sia riuscita , senza nessun apparecchio elettronicosofisticatoefuturologico , a ritrovar la strada per ritornare all’appartamento nonostante il coccige ormai anestetizzato dal dolore.
    Terzo S.O.S sarebbe fiero di te e quarto la mamma Jappo e bambina dal pugnetto incitante erano da fotografare🙂
    eh, che dire…Deniz Monogatari…stay tuned🙂

  9. Voglio un conbini. Così, solo per capire cosa minchia sia🙂

    E voglio un’antenna babilonica, che quando sono andato a New York non ho capito UNA parola quando gli americani stronzi delle reception e dei punti informazioni mi dicevano le cose😐

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