IMHO

Sto scrivendo dalla mia favolosa biblioteca e alla mia destra c`e` una tipa che sta studiando spagnolo per giapponesi e una che sta consultando il sito di ZozoTown. Vabbe`, viva la cultura. Domenica mi sono sparata ben due mostre: una sull’handcrafting nella zona del Tohoku e una su un artista coreano, Lee Bull. Se siete in zona e avete un pomeriggio libero ve le consiglio.Quella di Lee Bull era alla MidTown a Minato ma e`gia`finita, mentre quella sull`handcrafting si e`aperta il 27 e dura fino a luglio se non sbaglio ed e`a Roppongi, nel museo di Tadao Ando per intenderci.

Entrambe sono state fantastiche, mi sono piaciute molto, soprattutto quella sul Tohoku, ma perche` e` legata a un mio progetto top secret di cui vi rendero` partecipi nei mesi a seguire, per ora e` solo una cosa embrionale e come per la mia partenza per il Giappone aspetto di arrivare all`ultimo per raccontare la faccenda. Oddio e` entrata quella ragazza con la risata fastidiosissima, che ogni tanto partecipa ai nostri english lunch… mamma mia tutte le volte che la sento ridere mi viene voglia di affogarla in uno stagno di salsa di soia e wasabi. Ogni mercoledi`io e un altro po` di ragazzi anglofoni ci troviamo in pausa pranzo per mangiare insieme e parlare solo inglese e solitamente questi incontri si trasformano in occasioni per darsi una mano a vicenda coi corsi di lingua (c`e` chi fa francese, chi italiano ecc…per me e` il momento in cui elemosino aiuto per i compiti di giapponese che non faccio mai) e per fare gare di bento. Ormai e`nata questa sorta di competizione per cui ognuno porta un bento e Wanda scatta la foto e alla fine del semestre verra`decretato il vincitore. Intanto stamattina sono andata a iscrivermi in palestra e ci ho messo un quarto d`ora per capire cosa dovevo scrivere, per fortuna che ho imparato a scrivere il mio nome in Katakana (storpiato ovviamente) e poi sono andata ad aiutare un ragazzo che sta facendo un progetto di communication design e gli servivano persone che parlassero in diverse lingue e io pensavo di dover parlare in italiano, ma mi ha chiesto di parlare in turco (da notare come il mio livello di questa lingua stia drammaticamente precipitando verso lo zero assoluto). Era meglio che chiamavo in skype l`occhio di Sauron, che per inciso si e`intrippata con le spedizioni intercontinentali di pacchi, infatti me ne ha gia`spediti due, di cui uno pervenuto: vestiti estivi a me!

Devo ammettere che le poste giapponesi sono qualcosa di cui essere sempre orgogliosi e soddisfatti, come mi diceva Hagane. Se non ci sei quando arriva il tuo pacco ti lasciano il bigliettino e tu vai sul sito delle poste, scegliendo quando vuoi che ti arrivi e poi devi solo firmare una ricevuta (in stampatello of course) e il gioco e`fatto. Un`altra cosa a cui sono piacevolmente abituata e` la buona fede delle persone. Nel senso, la gente qui non si cura molto degli altri, ne`in senso positivo, ne` in senso negativo. Posso andare in giro da sola, in mutande, alle 3.30 am che nessuno mi fara` del male (anche perche`sono gaijin per cui faccio un po`paura lol); spesso mi dimentico le chiavi inserite nella sicura della bici, una volta ho dimenticato per tutta la notte il portafogli nel cestino sempre della jitensha e l`altro giorno ho lasciato le chiavi nella toppa tutta la notte. In biblio puoi lasciare tutto quanto, pc, chiavi, soldi, effetti personali, che sei certa che quando ritornerai saranno li`, qui il concetto di rubare sembra estraneo alla mentalita`comune. Per contro c`e` anche questo menefreghismo generale, condito con una forte timidezza che li spinge a ignorarti anche se ti vedono in palese difficolta`. Non si puo`fare di tutta l`erba un fascio perche` ad esempio vedo la differenza tra la gente di citta` e quella di campagna, pero`sicuramente c`e un`ambivalenza di fondo.

C`e`una sorta di liberta`frenata, condizionata. Posso andare in giro nuda o vestita completamente di petali di rosa, la gente non mi chiedera`mai perche` vado in giro cosi`, ma per contro ci sono delle rigidissime regole aprioristiche a cui non puoi sottrarti se sei giapponese e io le vedo maggiormente perche` mi sfiorano, ma posso sottrarmi in quanto gaijin. Come una piscina con delle valvole di sfogo per l`acqua: quando si raggiunge il livello critico apri le valvole e fai fuoriuscire il giusto, tanto per ristabilizzare il livello e poi le chiudi di nuovo.

Quando sono uscita con Hagane e suo marito abbiamo parlato molto di questo argomento e ci siamo trovati d`accordo sul fatto che c`e`questo protezionismo di convenienza in Giappone, mutuato dal fatto che e`un`isola e per tanto tempo e`rimasta nascosta agli occhi del mondo. Da una parte c`e` la voglia di sfondare e di essere una delle piu`grandi potenze mondiali. Questo spinge le aziende a mandare studenti e menti giovani all`estero per apprendere l`Arte e metterla da parte. Questo principalmente perche`i giapponesi stessi si rendono conto di non essere autosufficienti e che i soli geni (DNA) non bastano a renderli i migliori del mondo, ma solo attraverso la condivisione e lo scambio di idee una nazione puo`crescere. Poi pero` devi tornare in patria a diffondere il verbo e ad istruire gli altri su cio` che hai appreso. Il problema si pone quando stai via troppo tempo dal tuo paese di origine:hai difficolta` a trovare lavoro, in certi ambiti inizi a sentirti emarginato…questo perche`tu giapponese che hai passato 4/5 anni all`estero, vieni visto come un “traditore” della patria o comunque uno che ormai e`stato traviato e non e`piu`inserito nel “sistema”, meno incline ad accettare certe assurde regole, meno sottomesso e piu`reazionario (che poi magari non e`vero che diventi piu`reazionario, ma semplicemente cambi punti di vista e inizi a vedere certe storture e ingranaggi mal funzionanti). Dall`altra parte c`e`la necessita` di rimanere tradizionalisti e in un certo qual modo chiusi. Questo aspetto mi ha toccato di recente e ci ho proprio sbattuto il muso perche`,ad esempio, il design giapponese e` uno dei piu`conosciuti e ammirati al mondo. Pero`,se ci fate caso, tutti i designer di spicco, tutti gli architetti famosi, tutti e dico tutti, hanno avuto una formazione estera. E sono loro che hanno reso il design giapponese famoso, hanno introdotto nuovi metodi di apprendimento e di insegnamento, nuovi orizzonti che poi, combinati con il gusto e l`estetica nonche`il pensiero giapponese, hanno permesso di raggiungere risultati eccelsi.

Cosa dobbiamo dedurre da tutto cio`? Che sicuramente i giapponesi sono molto orgogliosi della loro cultura e delle loro tradizioni, ma al contempo, in maniera abbastanza subitanea, si rendono conto della necessita` di un rinnovamento e che questo rinnovamento non puo`che giungere da fuori, dalla commistione, dalla condivisione.

Il sistema non funziona, sta collassando su se`stesso e ormai se ne sono accorti (la crisi c`e`anche qui, il lavoro manca, i ragazzi hanno voglia di andare, fare, conoscere, ma sono spaventati), solo che il tentativo di salvare la situazione cozza terribilmente con la rigidita`stessa del sistema che ontologicamente non prevede ne`permette ingerenze esterne. Il fatto che invece queste ingerenze siano sempre maggiori, crea delle cricche e delle fratture che la societa`non e`in grado di inglobare.

In particolare la sfera dell`istruzione e della formazione e`obsoleta e fin troppo statica. Non c`e`passione nello studio, nella scuola dell`obbligo studi a memoria e impari a pappagallo (questo e`evidente soprattutto nello studio della lingua inglese: sanno benissimo la grammatica e le regole ma non le applicano perche` non fanno conversazione a scuola), senza sviluppare un pensiero indipendente e autonomo, senza capire cosa ti piace davvero. Quando arrivi all`universita` hai sputato talmente tanto sangue sul liceo, i doposcuola e gli esami di ammissione, che non fai (ne`impari) letteralmente un cazzo. L`universita` e`una sorta di rivincita su quell`adolescenza che non hai mai vissuto, anche perche`tanto quello che ti serve lo imparerai a lavoro, l`universita` e` solo il biglietto da visita e la discriminante del tuo posto nella societa`:piu` alto e`il prestigio delle scuole che hai frequentato, piu`alto sara`il gradino nella piramide sociale, ma questo non e` detto che vada di pari passo con le tue abilita`. Vivono questi quattro anni in una bolla. Al terzo anno si mettono a fare job hunting di modo da trovare lavoro un anno prima della laurea. Questo significa che l`azienda investe molto su di te ed e`implicito che tu non la tradirai, che ad aprile dell`anno successivo sarai laureato e inizierai subito a lavorare, tecnicamente per sempre nella stessa azienda, perche` cambiare azienda significa perdere i privilegi accumulati in anni di lavoro, perdere la posizione e il prestigio e, ancora, viene visto come un tradimento e anche la nuova azienda in cui farai domanda ti guardera` con sospetto perche`pensera`:questa se n`e` andata dalla sua vecchia azienda, chi mi dice che non fara` cosi`anche con me? C`e`da fidarsi?

C`e`una percentuale di persone, ai margini del sistema, che pur essendovi immerse, cercano di fare qualcosa per cambiarlo, partendo dal basso, dalle cose piccole, come il corso di Interactive Innovation in cui si parla solo in inglese e in cui soprattutto si discute. Ad esempio il nuovo progetto di interni, del corso di KANGU, che ho iniziato e` su questa linea. Solitamente gli studenti sono abituati ad essere trattati un po` come bambocci, devono essere sempre pungolati perche`sono pigri e soprattutto non gli viene mai chiesto di mettersi in gioco. Ti danno il luogo, le piante , le sezioni, tutti i dati del caso e poi tu ci devi buttare qualcosa dentro. Devi pensare poco, il concept non e`importante. E` piu`importante consegnare tutto il materiale richiesto, poi se l`idea non e`buona, pazienza. In Kangu invece devi prima di tutto pensare al concept, ad avere un`idea forte e non hai un luogo gia` esistente ma lo devi creare tu, decidere tu, buttarti a capofitto dentro. Per farlo devi quindi confrontarti e discutere col sensei. Ieri c`e`stato il primo incontro e vedevo gli sguardi spauriti e un po`a disagio dei miei compagni: non sapevano come comportarsi o cosa dire perche` semplicemente non sono stati mai abituati al confronto e quando il sensei li critica, loro assorbono e stanno zitti. Per questo sono rimasta estremamente stupita quando una delle mie compagne e`venuta da me e in giapponese mi ha dato uno spunto, un suggerimento. Sta cosa non esiste, non si fa, perche`viene vista come un tentativo di mettersi al di sopra di te, e non come qualcosa di costruttivo, per cui ho apprezzato davvero molto. Poi Terahara sensei ha dato 5000 yen (-.-“) a uno dei ragazzi per mandarlo a prendere delle cose da bere e abbiamo fatto il tea break, per parlare e per creare un`atmosfera piu`accogliente e informale. Dopo la lezione ho parlato con i miei 7 compagni (la maggior parte ha scelto infatti l`altro progetto, quello dell`hotel sempre con Ito sensei) e mi hanno detto che sono molto preoccupati e che sembra un corso molto difficile e questo mi ha ricordato quando Morita-san (sbav) mi aveva detto che era difficile spiegare il senso di questo corso e che anche per i giapponesi e`difficile da capire (questo perche` e`un corso fuori dai normali schemi, mentre per me e`la normalita`).

Scusate per gli errori e per il linguaggio, ma ho scritto di getto e i ragionamenti sono abbastanza contorti. Questo e`ad ogni modo quello che penso, sono aperta a critiche e commenti.

6 pensieri su “IMHO

  1. Susanna, che bel post hai fatto!
    Mi pare una bellissima analisi, obiettiva e lucida, condivido al 100%. Vabbè, questo sicuramente già lo sapevi: me ne avevi parlato l’altra sera ed ero assolutamente d’accordo.😆
    Sinceramente prima di leggerti non avevo idea che il mondo del design in Giappone fosse così datato e rigido. Un po’ me l’immaginavo perché qui è così quasi in tutti i campi, ma avevo sentito parlare dei designer e architetti giapponesi come innovativi. Tutti mi dicevano che il Giappone è avanti nel design, creativo, e invece a quanto pare le cose non stanno proprio così.

    Come sei stata gentile a citarmi!! Grazie, mi ha fatto tanto piacere!🙂
    E io che pensavo il nostro incontro dovesse rimanere segreto… invece avrei potuto fare le rivelazioni più torrrrrbide anch’io! Per esempio, che ne so, che hai bellissimi capelli lunghissimi e sei tanto carina, cose così. Torrrrbide.😛
    Peccato solo che l’Onorevole Consorte sembrasse un po’ uno zombi, quella sera. Pazienza: così abbiamo potuto parlare tutto il tempo io e te, LOL!:mrgreen:

    Viva le poste giapponesi forevah! Sono la cosa che più amo di questo paese, assieme ai ciliegi.
    Ciao!🙂

    • ahahah siiii diventerò famosa per i miei capelli (che per altro non ho assolutamente intenzione di tagliare nonostante l’imminente calura!) sono pronta a tutte le rivelazioni torrrrbide del caso lol!!!
      Ps: l’onorevole consorte, povero, è scusato e ammirevole del fatto di parlare un così buon italiano!! (ps:ieri sera mi sono sparata tutte le foto di Morfy…mi sono innamorata!)

      • No, ma non tagliare assolutamente i capelli, infatti… perché mai? Quando arriverà la calura li legherai e tirerai su.🙂

        Ahahahah, grazie! Morfy è la mia cara palletta di pelo, il mio ciccio-topo! Ogni giorno mi diverto a trovargli un soprannome più stupido di quello del giorno prima. Per me quella povera bestiola mi odia e mi morde per questo!:mrgreen:

  2. E qui però allora devo spezzare una lancia in favore della scuola che sto frequentando, dove pare che il concept sia TUTTO. Per qualsiasi cosa, devi presentare più idee possibili e ci “addestrano” a buttarle giù senza filtri. Poi ovviamente, devi fare il maledetto job hunting, come tutti. E lo devi fare vestito in completo, ben uniformato e allineato con tutti gli altri.
    Inoltre, che la scuola in sè cerchi di spronarci, ovviamente non significa che poi quelle amebe dei miei compagni reagiscano agli stimoli (non tutti, ovviamnete…c’è gente che a 19 anni è già bravissima e piena di idee e originale ecc…gente che mi fa anche molta invidia, tra l’altro).

    Comunque mi unisco ad Hagane, bellissima analisi! Sono proprio così…
    Che poi, se solo si svegliassero un po’, ma solo un po’, allora sì che conquisterebbero il mondo, senza nemmeno bisogno di robottoni.

    • Quello che penso anche io…hanno il potenziale ma non lo sfruttano! Anche la mia università è considerata all’avanguardia per il modo di formare i ragazzi (a parte certi sensei…) che poi è vero come dici tu…tanto dipende dall’inclinazione personale…ci sono certi che sono dei geni a priori!

    • “Che poi, se solo si svegliassero un po’, ma solo un po’, allora sì che conquisterebbero il mondo, senza nemmeno bisogno di robottoni.” CLAP CLAP CLAP… standing ovation per Bea!😀

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