Paura e disaggio a Roma, ovvero se ci strofini esce fuori zucchero filato

E ci voleva un week-end a Roma, per farmi apprezzare un po’ di più il tempo che sto trascorrendo qui e per farmi dire che sì, l’Italia non è perfetta, ci sono tantissime cose che non vanno, ma non ha senso mettersi lì ad elencarle sputando su ogni singolo aspetto, ingigantendo ogni dettaglio, perchè ci sono tante altre cose uniche, che non trovi altrove e che non è mai troppo tardi per scoprirle e amarle.

Essendo io una viaggiatrice squattrinata e tirchia, ho visto poco dell’ Italia, poichè, come tutti sapete, è paradossalmente più conveniente viaggiare in Europa invece che nel BelPaese, ma non avevo mai visto Roma e sinceramente me ne vergognavo un po’, andare in capo al mondo, incontrare centinaia di persone provenienti dai quattro angoli del globo che ti dicono quanto è bella e magica ed eterna e tu non sai che rispondere. Shame on me, insomma.

E’ stata un’occasione particolare e infatti non ho visto molto della Maggica, ma era la compagnia ad essere speciale e questi tre giorni sono stati a dir poco indimenticabili, allucinanti, assurdi (molto molto vicini a questo), a partire dal viaggio d’andata su un lussoso FrecciaRossa in economy dove per poco non mi sono beccata una broncopolmonite e dove i miei buoni propositi di studiare ardentemente sono sfumati nel momento in cui mi sono resa conto che c’era il wifi. Mi sentivo come la tipa dello spot della pubblicità delle ferrovie svizzere (diciamo che non era esattamente così, anche perchè io sono immensamente più figa), poi quando sono arrivata a Termini ho travolto con la mia gioia e le mie tette I., l’altra organizzatrice del w.e., torinese per finta, nonchè una delle mie più care amiche, che non vedevo dall’anno scorso. A darmi il benvenuto anche quel grezzone di A., che insieme allo spumeggiante F., sono la romanità in persona e di cui mi sono profondamente e metaforicamente innamorata.

Ci vorrebbe un capitolo a parte sulla guida dei romani, che io volutamente tralascerò, per saltare al capitolo bed&breakfast, che in realtà di breakfast aveva ben poco data la penuria di cibarie (la mattina successiva abbiamo preferito colazionare in un bar) e che non era quello originario perchè lo stesso giorno delle turiste americane avevano fatto saltare in aria il cesso (voci non confermate sostengono che avessero buttato nello scarico degli assorbenti, interni) e quindi era inagibile.

Nel corso della giornata di venerdì ci siamo incontrati con tutti gli altri e sfidando la calura siamo andati a fare un giro e poi a cena. In questi tre giorni penso di aver dormito un totale di 5 ore o poco più, dalle 6 alle 9 a.m. . Roma è una città stupenda, piena di vita, sempre in movimento ma al contempo placida, dove la gente ha capito come vivere bene e senza essere grigia dentro. Bisognerebbe farci un Erasmus, io ce lo farei l’Erasmus a Roma, perchè secondo me c’è tutta una subcultura giovane che non riesci a carpire in qualche giorno o in una settimana, ma solo vivendola intensamente.

Non posso rivelare quello che è successo in questi giorni, ma si sa, quello che succede a Roma, rimane a Roma! Posso dire però che forse un po’ tutti siamo cresciuti in queste 72 ore, raccontandoci le nostre storie, di come I. sia finita 3 settimane in coma per via di continue e gravi ipo, di come io una notte mi sia svegliata completamente cieca e battendo i denti abbia raggiunto la cucina e  ingurgitato dei cho a caso per non svenire, di come A. e molti altri abbiano avuto valori HI e LO (rispettivamente sopra i 650 mg/dl e sotto i 17 mg/dl) e di come, nonostante ogni giorno combattiamo come leoni, alla fine siamo dei ragazzi normali, che non siamo diversi, ma un po’ speciali sì, e che l’unico limite che mai potremmo porci siamo noi stessi.

Che a quelli che ci compatiscono perchè credono che siamo malati e a quelli che ci biasimano perché non ci curiamo abbastanza, io dico che non avete capito un cazzo.

Ad maiora.

2 pensieri su “Paura e disaggio a Roma, ovvero se ci strofini esce fuori zucchero filato

  1. Rileggendo vecchi post e altrettanto vecchi commenti sono inciampato sul tuo nick e devo ammettere che mi ha incuriosito, anche perchè a me piace il formaggio…😀
    A parte le amenità ho letto il tuo ultimo post… beh, Roma è una delle poche città al mondo che riesco ad amare e odiare al medesimo tempo e con la stessa intensità… bella paciosa la mattina, scorbutica e sporca, ma stupenda ed indimenticabile nei suoi scorci, nei vicoli della Roma papalina, nei piccoli slarghi e nelle piazzette lontane dai percorsi turistici…

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