I catatonici me fanno una pippa o sull’infiorescenza di un’ idea

18knerr.spanCazzo, mi sa che sono proprio una designer, o almeno un creativo, o almeno qualcosa legato a questo mondo fatto di frociate e ciuffi ossigenati da hipster meneghino che non va al Sottomarino Giallo perchè è mainstream.

Cioè vi spiego, anzi secondo me non ci capirete una beneamata, ma dal momento che sono designer non vi è richiesto, dovete semplicemente indossare i vostri Ray Ban scintillanti ed esclamare:”Ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh” (e se volete anche un “sokka” se vi sentite esterofili).

Dopo che il dramma, la sfiga, l’agonia, il dolore, la cecità e l’LSD si erano impadroniti di me in conseguenza dei perniciosi accadimenti dei giorni immediatamente precedenti S. Valentino (già di per sé il fatto che io dovessi sostenere un esame il 14 Febbraio era tragicomico, la cosa è diventata grottesca quando il giorno prima mi è arrivata una mail che posponeva il mio esame di ben 12 giorni), dovevo affrontare altre gatte da pelare, come il fatto che non potevo sbronzarmi come se non ci fosse un domani e andare a rotolare sulla Bolla con la palese intenzione di rigettare in the menawhile (doveva essere una celebrazione/happening post-sessione d’esami) o come una consegna il 18, dal momento che il mio relatore si è sveglliato tutto d’un colpo, si è reso conto che non è in grado di gestire 20 tesisti e che mancano due mesi alla laurea. E quindi si è messo a fare revisioni completamente a caso e su un gruppo Facebook che solo io mi sono accorta essere completamente e disperatamente pubblico, per cui ogni cane poteva leggere i suoi stitici commenti sui nostri lavori.

Anyway, dovevo assolutamente risolvere sta cosa della consegna per il 18, per non finire come la scorsa volta che ho elaborato indice e abstract nel pomeriggio precedente alla consegna, poi mi sono dimenticata di inviare il pdf e mi sono beccata la cazziata (mandato la mattina del giorno seguente la scadenza), ma anche il suo giudizio positivo sul mio lavoro. A volte mi fa quasi tenerezza, probabilmente crede che io mi stia sbattendo like there’s no tomorrow per confezionare un lavoro coi fiocchi, ma non sa che non ho ancora scritto una parola di tesi e tutto quello che gli mando sono cose scritte compeltamente a caso, senza ragion d’essere, spesso ironiche, ma lui dice che gli piace la mia ironia…contento lui contenti tutti, io sto lavorando al 15% del mio potenziale. SWAG.

I swear, non sto scherzando, perchè poi sembra che me la tiro, ma io funziono così. Il mio cervello ha tracciato piatto la maggior parte del tempo, anche se mi impongo una disciplina ferrea, alzandomi presto, facendo training autogeno, cazzi e mazzi, ma poi tutto si riduce a una mangiata di minuti e a un’idea. Mi sento sempre come Robert De Niro in Awakenings, uno sprazzo di lucidità in un’ arida steppa popolata tendenzialmente da questo.

In uno di quei rari momenti ho capito cos’è un’ idea. Ero nella biblioteca dell’università, fredda e triste, con i capelli ancora umidi di bagno e con un vicino che si lamentava del suo compagno cazzone, rammaricandosi di non aver scelto un compagno secchione per fare l’esame in coppia, ritrovandosi con questo che invece di studiare cazzeggia e si ammala pure e il tizio di fronte a me aveva un occhio spento e stava chattando su fb e se la ridacchiava. Non è sempre facile creare un’ idea, un concetto, e avercela brillante lo è ancora meno. Ma quando capita, bisogna festeggiare.

Però succede che a volte l’ idea fa Peek-a-boo e poi ti incula e allora dieci anni di sfiga a te e cagotto fulminante. La grande abilità sta nel sapere riconoscerne l’infiorescenza e tenersi pronti a buttarla giù il più velocemente e chiaramente possibile..

A me personalmente formicola il naso. All’ inizio non ci facevo caso, ma ripensandoci mi viene sempre così: mi sento come se dovessi starnutire, sento lo sfrigolìo nel setto nasale, su su quasi vicino al lobo frontale, ma invece di starnutire, esce fuori un’ idea. E una bella idea. O forse dipende dal fatto che ho il setto nasale storto.Ma io preferisco vederla in questa maniera più poetica.

Vabbè comunque mi dispiace per Pistorius, mi stava simpatico e mi faceva sangue, ma perché sono sempre i migliori a fottersi di testa? Come il cantante dei Noir Desir che ha impallinato la moglie, però almeno non l’ha fatto a S. Valentino.

Ad maiora.

7 pensieri su “I catatonici me fanno una pippa o sull’infiorescenza di un’ idea

  1. “E quindi si è messo a fare revisioni completamente a caso e su un gruppo Facebook che solo io mi sono accorta essere completamente e disperatamente pubblico, per cui ogni cane poteva leggere i suoi stitici commenti sui nostri lavori.” —-> Dafuq?! Ahahah, ma chi è il tuo relatore?😆
    A me le idee vengono sempre nei momenti meno opportuni… tipo al cesso, o prima di addormentarmi (e quindi me ne dimentico subito). A parte questi rari sprazzi di genio, anch’io ho l’elettroencefalogramma piuttosto piatto per la maggior parte del tempo; solo che nel mio caso, contrariamente a te, si nota!😄
    Concluderei dicendo che a me, più che per Pistorius, dispiace per la povera Reeva. -_-
    Ciao Susannina, buona domenica!

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