Laurearsi è un po’ come morire

a buon intenditor, poche paroleBuongiorno popolo di Internet, è giunto il momento di presentarmi a voi come un adulto laureato e disoccupato pieno di incognite sul futuro e angoscia esistenziale con un certo horror vacui che le devasta l’animo. Niente di nuovo direte voi, ma l’horror vacui mi rende una persona estremamente instabile, ancora più instabile di quello che non sia già e mi spinge a prendere decisioni completamente a caso, ma questa è un’altra storia.

Ora parliamo del fatto che mi sono laureata. Big deal. Più per la mia famiglia che per me, perchè non me ne sono nemmeno resa conto. Ero calma come un Buddha, pure quando la commissione ha distrutto la mia tesi reputandola superficiale e poco collimante col titolo, anche se nel video che l’Occhio di Sauron mi ha fatto, trasudo Male Puro.

E’ stata una giornata abbastanza tranquilla, un po’ uggiosa, non ho potuto correre adornata di soli glitter e marshmellow nel prato della Bovisa come anzitempo avevo programmato, ma se non altro ho passato le ore seguenti tra bar, aperitivi, brindisi che si sono protratti fino al 25 aprile, quando ho organizzato la famosa Grigliata Disagio, che in effetti si è rivelata un vero disagio (perchè quando devo organizzare qualcosa perdo improvvisamente i pollici opponibili), per cui si è risolta in una giornata in cui una quindicina di persone hanno bazzicato sui colli comaschi bevendo, ruttando, urlando, mangiando maiale e pisciando nel bosco. Il tutto moltiplicato per due dal momento che condividevamo lo spiazzo con un altro gruppo di gitanti che poi abbiamo scoperto avere conoscenze in comune col mio…persone molto alla mano: c’era il wannabe Marcus Mumford che strimpellava la chitarra con voce roca, rayban e panama hat; Capezzolo, un superpalestrato che andava in giro sempre a petto nudo e dai capezzoli imponenti che mi ricordava tantissimo questa pubblicità; il pusher che diffondeva un flavour di ganja in tutta la valle ma non offriva; quello che ripeteva con voce cavernicola e in loop “con le maniiiii“; quello che si è fregato il mio cucchiaio. Molti dei miei amici nei giorni successivi si sono trovati degli sfoghi sulla pelle ma giuro che io non c’entro nulla!

Vabbè sta di fatto che dopo aver acchiappato sto diploma mi sono pesata a casa di M., per scoprire di aver perso 5 kg.

E’ come se improvvisamente una luce potentissima e abbagliante si fosse sprigionata dal display della bilancia elettronica e un’entità dalle fattezze di Gandalf il Bianco mi fosse apparsa per congratularsi e strizzarmi una guancia sussurrandomi in elfico:”Ben fatto” o “ashlalalawashalanala” (in elfico obviously), volando poi via su un unicorno color carta da zucchero.

Credo sia stato il premio per essermi laureata con 110/110 o per essere sopravvissuta a ben 3 settimane di tesi (perchè sì, ho scritto e impaginato la mia tesi in 21 giorni e ne vado orgogliosa) o semplicemente è il contrappasso, lo scotto da pagare quando ti laurei, tipo come quando muori che perdi 21 grammi. Ecco, quando ti laurei perdi 5 chili.

Dovrei laurearmi ogni mese, per agosto arriverei al peso-forma.

Ma è anche una cosa più metaforica, close the book, pass the door, skip the wall, jump the pond, muore la tua vita da studente, inizia quella da nullatenente che passa la giornata a creare la perfetta conca sul divano, programmando di fare tutte quelle cose che prima della laurea non avevi il tempo di fare come il back up del pc, sostituire quelle cavolo di Q e R sulla tastiera, che ormai non funzionano più e tutte le volte sei costretto a masturbare i tastini finché non lavorano decentemente, mangiare sano, fare sport, fare gli impacchi ai capelli, farti la ceretta, andare dall’estetista, mettere la crema idratante, rispondere alle mai in arretrato, chiamare in skype gli amici lontani, aggiornare con costanza il blog, ma che continueranno a rimanere dei bellissimi e tecnicamente perfetti programmi e procrastinerai, ah se procrastinerai.

Se non altro la conca sul divano sarà una conca coi controcazzi.

Ad maiora.

8 pensieri su “Laurearsi è un po’ come morire

  1. Sono assolutamente d’accordo. Le mattinate al primo anno di uni a mangiare taralli e fare cruciverba hanno un posto speciale e insostituibile nel mio cuore. Tra l’altro, non mi sono mai sentito così competente in ciò che facevo come in quei momenti.

  2. Rifaccio che non ho capito perché mi ha cancellato la parte tra virgolette.

    “…rispondere alle MAI in arretrato…”. Complimenti, questo sì che è un lapsus, Freud sarebbe fiero di te.😉

  3. “Ora parliamo del fatto che mi sono laureata. Big deal. Più per la mia famiglia che per me, perchè non me ne sono nemmeno resa conto.” Questo intervento è iperrealista e ne condivido ogni singola parola. Susanna Tutta Panna, sono una grande fan dei tuoi post, sallo. P.S. voglio altri aborti di fantasie sessuali di tredicenni da te commentati.

    • Mi lusinghi e arrossisco cara Marg! Pensavo di smettere con quella rubrica perchè ero certa di risultare fin troppo scurrile e fallocentrica come solo un marinaio marsigliese saprebbe fare…sarà un piacere allietarti!

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