Vestivamo alla pakistana. Capitolo I: Osama, quando la fetta di culo non è mai abbastanza spessa

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“There’s no time for poo!”.

E con questo abbiamo toccato il fondo.

Sembra l’atto finale di una commedia teatrale, ma calato il sipario, ci troviamo effettivamente di fronte alla fantasmagorica vita di Susanna, giovane donna nei suoi middle twenties, che cerca di tenersi a galla in questa spumeggiante metropoli europea.
A scrivere trailer del genere mi si accappona istantaneamente la pelle perché ho sempre odiato quelle commediucole da quattro soldi prodotte in serie che ammassano gli scaffali delle librerie, ed è ancora più agghiacciante trovarsi a vivere giorno per giorno il sopracitato stereotipo.

Ma andiamo con ordine. A ritroso.
Il “there’s no time for poo” è l’ultima cosa che ho sentito dire da Osama a Monster.
Provo molta pena per tutte e due, ma ancora di più per il Calliffo (lo step-father) il quale furbescamente non è mai in casa, ma sempre in giro a menar la ciolla   per l’Europa/Sud est asiatico, tanto da domandarmi quanto la moglie spenda di carta vetrata per limarsi le corna ogni sera.

Monster dovrà dunque tenersi la poo per tutto il pomeriggio e sinceramente sarà una prova di coraggio dal momento che caga come un elefante col colon prolassato, merito dell’impeccabile cucina finto-pakistana che Osama si ostina a somministrare all’intera famiglia, nel vago tentativo di rimanere aggrappata a delle radici che ormai non sono più neppure sue, nata lei insieme a tutte le sorelle in quel di Loch Lomond (ameno villaggetto in provincia di Glasgow) da genitori pakistani che non hanno mai imparato la lingua (immaginate le grandi risate isteriche di me che cerco di capire cosa vogliono al telefono).
Sarà anche per questo che sono forse l’unica expat che invece di lievitare perde chili come una modella polacca prima di una sfilata (il paragone non è casuale vista la quantità di ossa che cammina per il centro, data la London Fashion Week)?

Questa famiglia davvero meriterebbe una sit-com tutta per loro su Comedy Central o sulla HBO.
Di certo si meritano un post sul mio blog e forse anche due o tre.
La madre, Osama (il nome reale è inquietantemente assonante), 36 anni, scozzese di origine pakistana coniugata in seconde nozze col Califfo, chiaramente affetta da OCD e qualche altro disordine cronico, manager in un’importante banca inglese che non ha il tempo di vivere, comunica con me tramite e-mail piene di richieste assurde (puoi andare a prendere dei documenti loschi da mia sorella a Victoria? Puoi prendere in consegna dall’agenzia le chiavi della nuova casa? Puoi correre di sabato notte in un

brutto quartiere a sud di Londra perché forse sono entrati i ladri in casa e chissenefrega se ti accoltellano? Puoi stare contemporaneamente seduta a fianco della bimba mentre fa i compiti e nel frattempo cucinare dall’altra parte della stanza sdoppiandoti? Ah scusa non lo sai fare?) che se non vengono eseguite alla lettera producono l’implosione di una supernova composta al 70% di biasimo e al 30% di delusione che ti si conficca esattamente in mezzo ai reni e ti piega sempre più a 90°.

Osama pianifica tutto. E non ha mai tempo. Perchè esporta il suo modus operandi lavorativo nel menàge familiare, fatto di persone e non numeri per cui quando si para davanti un inconveniente, via, alè, nuovo piano, nuova strategia, meno tempo e più ansia. E attacchi di angina pectoris per me.

Osama è sempre perfetta, sorriso stampato in faccia, super organizzata, ma ha una figlia che è un culo, brocca in tutto ciò che fa e pure smorfiosa (vi anticipo poco o nulla perchè ne parlerò nel prossimo capitolo).

Osama è una vincente, brillante, che manda la figlia in una scuola privata femminile, ha tre case di proprietà e ingaggia per tre ore la ex-stylist di TopShop per farsi dire cosa buttare o meno del suo guardaroba, ma questiona su un gelato da 3£, chiede lo sconto sulle lezioni della tutor e mi fa pagare metà delle lezioni di guida perché ritiene che non sia abbastanza pratica (#pezzealculo); che non ha tempo di abbracciare la figlia perché c’è sempre qualcosa di incombente da fare; che mi sgrida perché invece che farle fare i compiti dalle 7.17am alle 7.20am le faccio guardare la tv (180 secondi netti prima di accompagnarla a scherma); che mette alla bimba il timer nel cesso per cronometrarla e le fa credere che i veri musulmani non ascoltano musica occidentale (ma lei è la prima ad ascoltarla), fanno sleepover solo con altri musulmani e non festeggiano troppo il compleanno, perché è più facile spiegarle certi concetti in maniera drastica invece di insegnarle che nella vita esistono anche le sfumature e presto o tardi se ne renderà conto, quando la povera piccola Monster, cresciuta come una disagiata sociopatica, a 18 anni le rinfaccerà tutto quanto, mentre scappa dalla finestra.

Mia cara Osama, lasciatelo dire da una che non ne sa niente di pedagogia e gestione familiare: fottiti. Un gran bel generoso fottiti ai tuoi piani che non funzionano mai, alle tue regole assurde che tutti seguono per paura di contraddirti, ai tuoi dogmi inconsistenti, a tutte le tue tabelle in Excel con la scansione oraria e la stima giornaliera delle ore di studio della bimba suddivise per materie da qui a un anno. Ma io lo so che in fondo sei una brava persona e lavori come un cucitore di palloni cinese per dare a tua figlia un futuro brillante e all access, e non ti biasimo nemmeno quando l’altra sera hai tentato di stabilire una sorta di empatia con me, sedendoti sul mio letto e parlandomi come una vecchia amica per 7 minuti e mezzo, ma l’unica cosa che mi hai trasmesso è stata quella macchia di sangue mestruale lasciata da te sul copri piumone che non posso nemmeno lavare, non avendone uno di ricambio.

Cara Osama, devi solo renderti conto che la vita è fatta per essere vissuta e non osservata distrattamente in pausa pranzo dalla finestra di un ufficio in Liverpool Street.

In fede,

Susanna, la nanny pazza.

14 pensieri su “Vestivamo alla pakistana. Capitolo I: Osama, quando la fetta di culo non è mai abbastanza spessa

  1. “comunica con me tramite e-mail piene di richieste assurde […] che se non vengono eseguite alla lettera producono l’implosione di una supernova composta al 70% di biasimo e al 30% di delusione che ti si conficca esattamente in mezzo ai reni e ti piega sempre più a 90°.”

    Ti comunico che mi hai appena ucciso.😄 Post da applausi, ovazione e grida di muezzin.

  2. Ovvero: la vita faiga e in carriera che tutti dovremmo volere, vista da dietro le quinte. Ma a Osama un attacco di pianto/isteria non piglia mai?

  3. E’ inutile, non riesco a dispiacermi del fatto che tu sia circondata da gente completamente fuori di testa. Scrivi il tutto in un modo così divertente che non vedo l’ora te ne succedano di ogni!
    (no, scherzo, non sono così stronzo. Però, per dire, mi fai morire. Ecco)

  4. Susannina… a me dispiace un casino per te, ma questo post è epicamente divertente! A “l’implosione di una supernova composta al 70% di biasimo e al 30% di delusione”, ti giuro, stavo MALE dal ridere. XDD
    Osama ha dei problemi seri, e alla storia della macchia mestruale mi è venuto un po’ male. Coraggio!!😀

  5. hai intenzione di aggiornare.
    sonos tufa di ridere in continuazione solo per questo post.
    grazie per questi post e per contribuire alla nostra immortalità.
    ciao, troia

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