Moving out: le undici fasi del dolore

zach efron

[Disclaimer: nessun Zach Efron è stato maltrattato durante la stesura di questo articolo – per ora]

Vivere all’estero implica inevitabilmente una quantità ingente di traslochi a cui, bene o male, non ci si abitua mai.
È sempre un dolore traslocare, fisico e psicologico, una sevizia che non raccomanderei a nessuno, se non al vostro peggiore nemico e che è paragonabile a quegli stupidi comodini che urtano i vostri mignoli un po’ cerebrolesi (ma lo vedi il dannato comodino no? Cosa diavolo vai a sbatterci contro, sei scemo?): brutti, fastidiosi, evitabili e inutili.
Ma volente o nolente arriva sempre il momento di lasciare la magione per volare verso altri piccoli angusti e poco aerati lidi (a noi gggiovani piace soffrire), ma voi tutti penserete che il dramma sta nell’impacchettare e trasbordare.
Eh no miei cari. O meglio, lo è per le persone normali.
Esiste infatti una irrisoria percentuale di persone, tra cui la sottoscritta, che va sotto il nome de I PROCRASTINATORI CRONICI che prova un effettivo panico nella fase successiva al trasloco: lo Spacchettamento.
C’è da dire che i P.C. hanno molte disabilità che spaziano in vari campi, dalle scadenze lavorative, alla prenotazione vacanze, all’organizzazione in generale della propria vita, ma lo Spacchettameto è forse un’adeguata metonimia di questa acuta condizione.

Una volta che il cab o il furgone di turno vi ha smollato la roba nel nuovo giaciglio, l’unica cosa che il P.C. vuole fare è dimenticarsene.
In quanto P.C. sono arrivata a sguazzare tra i miei scatoloni fino a un massimo di due settimane.
Avevo trovato il perfetto compromesso tra la malattia mentale e l’attuale stato della mia camera aprendo una breccia in una delle valigie da cui estraevo i vestiti da mettere e ogni giorno era un terno al lotto per scoprire l’outfit giornaliero (con risultati improbabili).

La forza di cambiare arriva da dentro o da un tuo caro che ti minaccia di denuncia per danni morali dati dal tuo stile di vita diciamo bohemienne.

Lo Spacchettamento Procrastinato è riconoscibile da diverse features.
– Normalmente avviene a orari improbabili:
Nel penultimo trasloco erano circa le 11pm e mi ero ripromessa di iniziare la mattina alle 9.30 ma ero finita per sprecare la giornata facendo una maratona dei film di Zach Efron.
Zach Efron è un ingrediente fondamentale sia negativamente (la visione del six pack di Zach Efron è ipnotica – vedere foto a lato) sia positivamente (le capacità recitative di Zach Efron fungono da deterrente). Con ancora il six pack di Zach Efron in fermo immagine, mi guardai un attimo intorno e capii che era il momento.
Spotify: funziona come la Redbull solo se si è dotati di playlist zarra che peró deve iniziare sempre in modo molto classy con i Daft Punk.
Idratazione: Presi dalla foga non ci si deve dimenticare di bere liquidi, solitamente contenuti nelle bottigliette sporty della Evian dotate di easy-open per sentirsi cool come Zoolander nella scena dell’orange mocha frappuccino.
Doti Canore: Normalmente l’intensità del lavoro è direttamente proporzionale alla trashaggine della vostra playlist, in un climax crescente che vi porta a esprimere i vostri sentimenti contrastanti attraverso le canzoni dei BackStreetBoys (because you are larger than life).
– Si inizia dalle cose piccole, anche nota coma la fase del “metti le forcine a coppie“: da qualche parte bisogna iniziare, chi ben comincia e a metà dell’opera e accoppiare le forcine sprigiona serotonina tale da non farci mollare. Ma è solo un inganno della mente! (Vai al punto successivo)
Continuare a spostare cose senza mai davvero metterle a posto: la Procrastinazione è ancora forte in noi, per cui continuiamo a spostare scatole, vestiti, oggetti da un luogo all’altro sperando che in un modo o nell’altro si mettano a posto da sole.
L’Allucinazione: quando credi di essere effettivamente a buon punto (ma non lo sei).
Il momento in cui credi di aver fin troppo spazio: non hai ancora mollato e per questo motivo il cervello infingardo ti fa credere di aver quasi finito e che i tuoi genitori si sbagliavano quando ti deridevano per esserti trasferita in una box-room!
Il momento in cui ti ricredi: e il cervello ti sbatte in faccia la verità.
Le prime luci dell’alba: sono ormai le 3am e hai dimostrato a tutti che quando vuoi una cosa la fai.
È vero non hai finito, ma gran parte del lavoro è fatto e puoi ritenerti soddisfatto, crolli sul letto senza lenzuola, vestito, ma col sorriso sulle labbra perchè domani finirai!
Forse.

 

Ad maiora

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