The jungle bus: vaghe e piuttosto parziali considerazioni sui trasporti londinesi

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L’amore ai tempi del commuting

Vivere nella capitale del Regno Unito significa principalmente avere a che fare con un imponente sistema di trasporti pubblici che va dalla tube (underground), alla overground, al rail service (linea ferroviaria), al tramlink, ai bus, fino alla futuristica e futura railroad che sarà inaugurata nel 2018 e servirà a pieno regime entro il 2030 (cioè quando noi tutti saremo dei vecchiardi di internet, questo blog sarà morto e Facebook sarà soppiantato da microrganismi dissolti nella retina che produrranno arcobaleni liquidi a ogni like che penseremo – immaginate tutta la gente per strada che piange arcobaleni…. LOL ).

Insomma posso capire che il turista medio possa rimanere impressionato dalla falsissima, fintissima efficienza dei trasporti pubblici, mentre il residente straniero inizierà a notare alcuni comportamenti tipici dei London doc, che sono principalmente commuters.

I commuters passano la maggior parte della loro vita correndo.
Corrono per prendere il bus stracolmo perchè il precedente (stracolmo) non aveva nemmeno rallentato.
Corrono per non perdere la coincidenza con la District Line.
Corrono dentro la Distric Line per saltare sulla Victoria line per Green Park e riuscire a beccare la Piccadilly che li porterà in culo al mondo.
Con tutto questo stress giornaliero che si ripete almeno due volte in 24h, i londinesi tendono a sviluppare comportamenti ossessivo-compulsivi o tendenzialmente schizofrenici.

Premesso che qui in pochi infrangono la legge e quindi tutti hanno la Oyster Card (carta dei trasporti), nessuno salta i tornelli, non passano a due a due, nè elemosinano il biglietto all’autista (nemmeno i barboni), quando arriva il momento di prendere un mezzo, il bus specificamente, comincia la sagra dell’autismo.
Uno dei tratti caratteristici di questa aberrazione della natura umana è la corsa al posto.
Credo che i commuters doc provino un effettivo orgasmo nel momento in cui hanno la possibilità di scegliere il posto designato, nel deck designato (per chi non lo sapesse, una buona percentuale dei bus di Londra hanno due piani).
Se stai aspettando un double decker, già dall’inizio della via scruti gli interni per capire quale zone sono appetibili e quali no e la probabilità che hai di accaparrarti il trono senza spargimento di sangue.
Se sei un vero londinese sappiamo tutti a cosa aspiri, brutta zecca riottosa che non sei altro: al primo posto a sinistra, nell’upper deck.
Per svariati motivi: è isolato, hai un’ampia visuale paesaggistica (il vetro arriva fino ai piedi), puoi appoggiarti al finestrino alla tua sinistra e ronfare e, cosa ancora più importante, puoi poggiare i piedi, perchè la fila sinistra ha più spazio tra vetro e sedile rispetto alla destra.

Ooooooooohhhhhh.

Bene, se tutto questo non ti è riuscito perchè a suon di “Sorry sorry you go first no worries” hai fatto passare dieci persone e sia mai che risulti sgarbato e la tua facciata da inglesotto gentile se ne va a quel paese, devi ripiegare sulla seconda scelta, che comprende tutti i posti singoli dell’upper deck e preferibilmente la coppia che aggetta sulle scale e che ti da un po’ l’illusione di essere attaccato al vetro con i piedi a penzoloni (prima scelta).
Le file sono tutte a due a due per cui tenderai sempre a sederti laddove trovi una coppia di sedili vuoti e mai dove uno di essi è già occupato; perchè agli inglesi non piace condividere, non piace parlare e non piace essere toccati, quindi giammai trovarsi di fianco umana presenza!

Una volta terminato il pogrom mentale, ti puoi immergere nel tuo mondo fatto generalmente di Kobo, Candy Crush, romanzetti soft-porno, messaggi lasciati in segreteria telefonica a mezzo mondo e, se sei di un’etnia specifica, ore passate a disquisire nel tuo fonema con la cugina di secondo grado che si è appena trasferita a Croydon.

Il deck inferiore non è nemmeno da considerare: è riservato agli sbronzi del week end che non riescono a salire le scale e alle sbronze scalze; alla afro oversize con il carrellino della spesa che trasporta un LCD da 80″ e un bambino, nello stesso carrellino; al malato che fa una fermata sola e cambia 14 bus perchè quello che lo porta a destinazione passa tra 4 minuti e lui non puó aspettare; ai narcolettici; al turista che non sa dove diavolo andare e spera che il driver gli risponda (MUAHAHAHAHAH INGENUO).

Tutta questa autisticità rende gli inglesi molto stupidi.
Ormai anche loro si sono resi conto che le temperature si sono alzate e le estati sono torride anche qui e non essendo i mezzi di trasporto adeguatamente attrezzati, non troverai mai un bus con l’aria condizionata, fattene una ragione.
E piuttosto che cedere il posto prediletto preferiscono pezzare fino alle ginocchia ma-almeno-sono-nel-mio-posto-ciao-muori.

Capite il mio sconcerto quando mi sono resa conto che ero l’unica ad aver carpito il segreto di un’estate ad ascelle asciutte sui mezzi pubblici: il posto centrale nell’ultima fila dell’upper deck!
È cosí astruso da capire? I finestrini aperti buttano dentro aria fresca che viene convogliata nella parte posteriore del bus e stando esattamente al centro becchi entrambi le correnti e una delicata brezza ti solletica le ghiandole sudorifere!
Dovreste vedere il mio sguardo di trionfo quando immancabilmente trovo quel posto immacolato, è come essere la capra sfigata del gregge, pisciata e isolata da tutti, che trova la roccia più salata della montagna e gode nel vedere le altre capre soffrire nella ricerca di rocce adeguatamente salate.

Poveri stolti, strappatemi pure la pelle, ma mai vi riveleró il mio segreto di bellezza.

Ad maiora.

3 pensieri su “The jungle bus: vaghe e piuttosto parziali considerazioni sui trasporti londinesi

  1. ahahahahahaa😄 grandissima!!! Allora chissá quando ti racconteró dei portoghesi sul bus o sulla metro…. animaliiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii maró non si possono vedere!! nel senso che sono talmente veloci ad accaparrarsi i posti MIGLIORI che proprio nn li vedi, schizzano verso il vagone e spintonano! la madó!

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