Sulla solitudine diabetica e le dipartite apatiche

imageL’altro giorno ero a Wimbledon a cercare di fare acquisti per mia mamma a cui non ho fatto nemmeno un regalo di Natale. Presa dalla foga dello shopping (conclusosi in un nulla di fatto) ho perso il guanto destro e ho mollato l’ombrello nel Mall, per poi ricordarmi quasi uscita, che lo avevo lasciato su una ringhiera mentre ero intenta a cercare il guanto svanito.

Tornando di corsa indietro ho visto il primo esemplare di diabetico da quando vivo qui. Non esattamente il migliore esemplare: una ragazza sotto i trent’anni, molto in carne, con una maglia lunga, ma non abbastanza da coprirle una pancia molto sporgente che pendeva da sopra i jeans stretch; ombelico e adipe bianchissimi che vibravano come gelatina e da cui penzolava un cerotto con una base in plastica e un catetere. L’ho riconosciuto subito, il tipo che anche io uso, e nonostante la scena un po’ grottesca, mi sono sentita “a casa”, sapendo che qualcun altro condivideva la mia stessa sorte.

Perchè se è vero che i diabetici sono milioni nel mondo, è anche vero che nella vita quotidiana si è soli. I tuoi amici, il tuo partner, la tua famiglia, i tuoi colleghi, molto difficilmente saranno a loro volta diabetici e molto difficilmente riusciranno a mettersi nei tuoi panni.

Di ritorno sul 93 per Putney Bridge ho cercato di capire, o anche solo di immaginare, quali passeggeri fossero insulinodipendenti; non ho avuto fortuna, ma del resto chi mai direbbe che io sono diabetica?

Chiudendo questo frangente, volevo tirare un po’ le somme di questo anno e mezzo trascorso a Londra. Mi sembra passata un’eternità da quando mi sono trasferita qui, come se il tempo si fosse fermato, eppure ho cambiato vita e pelle tante volte, lavoro, casa, conoscenze. Sento tantissime persone dire:”Londra mi ha cambiato la vita” “Se sei stanco di Londra sei stanco della vita” “Io ho avuto coraggio a venire qui e a non mollare” “Non si molla un cazxoooo111!!!1!1!1!1!” “Londra é l’unico posto per noi italiani volenterosi e sempre col sorriso sulle labbra” e non mi riconosco in nessuna di queste affermazioni.

Non mi sento più matura, consapevole, indipendente. Non mi sento arrivata, anzi sono appunto in partenza, non sento le vibrazioni positive della Città, il crogiuolo di culture (uno specchio per allodole e poveri quelli che ci credono ancora), le mille possibilità lavorative e soprattutto non mi sento coraggiosa per essermene andata dall’Italia.

Non sento di essere cambiata, diciamo proprio che non sento. La città non mi parla, mi vedo e la sento trasparente, come se ci guardassimo a vicenda da un oblò. Qualcuno ha scritto in un commento al mio precedente post, che vive da anni in una città che lo fa ancora arrabbiare di quando in quando.

Ecco, io penso che finchè una città riesce a scatenarti delle emozioni, belle o brutte che siano, allora è la tua Città, finchè riesci a descriverne i lati positivi e negativi con veemenza, allora è il tuo Posto Nel Mondo. Quando non ti da nulla di tutto ciò, diventa la sala d’attesa del dentista: bianca, vuota, asettica; non riesci a rilassarti completamente, a meno che non ti astrai mentalmente leggendo giornali ad esempio, ammazzi il tempo aspettando il tuo turno e non vedi l’ora che sia finita per tornare alla tua vera vita.

Io per tutto il 2014 mi sono sentita cosí: mi sono buttata nella lettura per dimenticare dove ero, in attesa che la mia vita prendesse un’altra piega, nel frattempo cercavo di crearmi una vita qui, tentavo la mia strada, soprattutto dal punto si vista professionale, ma senza passione o interesse. Soprattutto nell’ultimo trimestre dell’anno mi sentivo come seduta sul bordo di una sedia, pronta a scattare, con le valigie in mano. E l’opportunità è arrivata infine.

Sono i motivi per cui non ho remore a lasciare l’Inghilterra, per cui mi sento viva al pensiero di abbandonare questo Paese, anche se significa separarmi momentaneamente da Mr. G, ma è solo un istante, ci riuniremo in un batter d’occhio e, per la mia saute mentale, spero non in UK.

Per cui facendo una valutazione finale, possiamo dire che è stato un grafico basso e stazionario.

Fino ad ora.

Ad maiora.

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