Sui compromessi, i pigiami a fiori e i francesi aka life in Phnom Penh

bmjbnSabato. Io adoro il sabato. Il week end è appena iniziato e ci sono due giorni pieni da godersi appieno senza stress, deadlines, capi isterici che ti scrivono da Singapore ricordandoti di ricordargli di ricordarmi di trovare il tempo per quel meeting sulla nuova interfaccia del sito internet o sui nuovi tag da aggiungere…pace. Un bicchiere di succo di mela, un rooftop con una bella piscina con idromassaggio e il caos di Phnom Penh in lontano sottofondo.

E’ difficile ottenere il totale silenzio in questa capitale oppressa dal caldo e dalla cementificazione; proprio di fronte a me ora vedo dieci palazzi in costruzione, con le caratteristiche impalcature in legno e gli operai che quando non lavorano vivono dentro lo scheletro in costruzione. Il risultato alla fine sarà decente, un pugno nell’occhio dal punto di vista dello skyline architettonico, ma sicuramente specchio dello spirito di questo Paese.

Non vorrei fare la solita noiosa analisi socio-economica del paese perchè sicuramente la potete trovare in ogni guida Lonley Planet e in ogni caso è molto complessa e ambivalente, ma posso darvi il punto di vista di un residente e non di un turista, il che non fa mai male nel caso un giorno vi svegliaste con la voglia impellente di lasciare amici famiglia e amori e trasferirvi a 7 ore di fuso e 2 giorni di volo da casa vostra.

Se decidete di trasferirvi qui sappiate che dovrete abbandonare molte delle comodità a cui siete abituati:

vasca o doccia separata: le case khmer (cambogiane)  e quasi tutte le case occidentali qui non hanno la zona wc separata dalla zona doccia; c’è un unico locale con lavandino, tazza e doccia sopra la tazza, il che lo rende molto comodo nel momento in cui vi volete fare una doccia seduti, o una doccia mentre esprimete la vostra interiorità. Vi è poi un rubinetto nel mezzo del muro (totalmente a caso) per riempire il secchio per pulire il pavimento e un comodo doccino al lato del water per lavarvi le pudenda (non si usa spesso la carta igienica poichè le tubature si intasano facilmente);

mezzi di trasporto pubblico: a PP (Phnom Penh) c’è un servizio bus che costa anche una miseria (1000riel=20cent per biglietto) fa delle fermate prestabilite, ma non si sa che orari faccia. A volte vedo persone aspettare, ma non parlano inglese quindi non so come farmi spiegare e comunque non è molto comodo. I principali mezzi di trasporto sono il tuk tuk (un motorino con attaccato un risciò che costa sui 2$ a seconda della tratta), la moto (un motorino di bassa cilindrata che può portare da una a quante persone ci stanno lol) e raramente il taxi o il risciò (che io non prendo mai perchè è guidato da anziani per lo più e provo empatica pena nel vederli faticare in quel modo). Se avete abbastanza soldi potete comprare una bici (30$-70$) o una moto (200$-400$) usati, ma state attenti a chi ve li vende (qui le sòle si sprecano) e se prendere la moto fatevi dare la patente del proprietario: se vi fermano non vi chiederanno mai la vostra, ma la licenza del proprietario (qui non è “necessario” avere la patente canonica – chiunque può guidare).

– l’arte del cucinare: anche se siete i Carlo Gracco del Sud Est Asiatico e Mengacci vi fa un baffo, sarà molto difficile che abbiate una dispensa ricolma di cibo e provviste per il semplice fatto che i supermercati sono rari e costosi e replicare le ricette khmer è arduo (sento da lontano la voce di qualcuno che vuole cucinare cibo occidentale…non fate i provincialoni della domenica!); molto più semplice e immediato mangiare fuori in ristoranti (4-5$), BBQ (3-4$) o direttamente ai mercati coperti sparsi nella città (1-2$).
 gambe lisce: che lo vogliate o no vi ricoprirete di punture di zanzare, formiche e altra fauna non meglio identificata; tagli; piccole ferite; sbucciature.
– piedi puliti: è virtualmente impossibile avere piedi puliti in qualsiasi zona della Cambogia per via della costante polvere, sporco, terra, vento, cavallette, scimmie e unicorni che vi si infilano ovunque e soprattutto nei sandali (vi scorderete presto delle fattezze delle vostre scarpe da ufficio milanesi e come i migliori Hobbit della Contea andrete in giro solo a piedi scalzi o in infradito), quindi mettetevi l’anima in pace e preparatevi a usare il pratico doccino a ogni occasione oppure prendere a esempio la sottoscritta e non lavatevi, la natura farà il suo corso.
malelingue e bullismo generico: siete grassi? siete magri? siete pelosi? sudate tanto? puzzate? non vi lavate? non vi truccate? Qui potete fare un po’ come vi pare, i khmer sono gente pacifica e poco pregiudizievole, fintanto che non date fastidio potete anche andare in giro coperti di foglie di fico, nessuno vi romperà le balle. E’ una sensazione strana all’inizio, perchè normalmente il diverso viene additato o sente il peso del giudizio della società, qui è praticamente assente.
– senso dello stile: 40°C all’ombra e stile non vanno d’accordo come potete immaginare, quindi bando a tacchi make up, fondotinta, vestiti sintetici: ragionamento valido per gli expat ma non per gli autoctoni. Tra le donne khmer infatti vanno molto di moda i pigiami completi a fantasia floreale (maniche e gambe lunghe) che vengono utilizzati come vestiti da giorno e per le più fashion i completi in ciniglia (maniche lunghe con zip e pantaloni a zampa) per la donna che vuole sentirsi femmina dentro e le immancabili infradito.
– il secolare odio per i francesi: qui non potete permettervelo. In quanto ex-colonia, la Cambogia è stracolma di francesi, francesi in ufficio, francesi turisti, francesi nelle ONG, francesi nella ristorazione e nell’hospitality, francesi every fucking where. Armatevi dunque di pazienza, un bel sorriso d’urban e impratichitevi con i bonjour.
– l’italiano: sono qui quasi da due mesi e ho visto solo una volta un gruppetto di quattro signore sulla sessantina parlare in italiano. Di conseguenza parlerete solo inglese e qualche parola in khmer per la sopravvivenza spiccia.
In conclusione trasferendomi qui non ho avvertito tutto questo sconvolgimento nelle mie abitudini, ma già a Londra ero un’ outsider e tolleravo poco svariate convenzioni, quindi io non faccio testo. La verità è che è tutta questione di flessibilità e adattamento, scendere a compromessi con l’Asia e tutto quello che c’è intorno senza pretendere di continuare a vivere nel vostro quartiere e rendersi conto che la gente può vivere, e di fatto vive, in modi diversi, con valori diversi e convenzioni diverse e che quello che può sembrare assurdo a voi ha completamente senso per qualcun altro.
Quindi gambe in spalla e venitemi a trovare!
Ad maiora.

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