My life in Cambogia: sulla birra dell’Impero, i palloncini della felicità e i Westlife

Dovrei lavorare, sono le 9.24 del mattino, ma questa settimana non funziono proprio.
Non so cosa mi è successo, ma mi sveglio stanca e rimango stanca tutto il giorno, saranno i 4 milioni di gradi diurni e i 3,5 notturni che non giovano esattamente al mio organismo. Ogni mattina mi alzo, guardo la pozza marroncina (sudore+abbronzatura) sulle mie lenzuola bianche (sì un genio ad avercele bianche ma sono troppo tirchia per comprarne un nuovo paio che mistifichi la mia attuale condizione di piccola Mowgli) e faccio una fatica bestiale a mettermi in piedi. Vorrei solo continuare a vegetare nel letto o fare come il mio collega A., che quando gli gira non si presenta a lavoro o si fa venire un attacco di diarrea dopo pranzo di modo da essere pulito dentro e fuori per la serata di perdizione a base di balloons e Angkor beer, che lo porterà a una mattina di hangover in cui ovviamente non si farà vivo in ufficio (cfr. stamattina).

Per chi non lo sapesse la Angkor beer è la birra nazionale cambogiana. La trovate ovunque ed è molto leggera per cui non la sentirete nemmeno e allora ne berrete svariate lattine finchè non vi ritroverete riversi nel Mekong a chiedervi come mai state galleggiando in un fiume grigio (diciamo che il Mekong non ha proprio acque cristalline e non mi stupirei di trovare la casa-vacanze delle Tartarughe Ninja e il Maestro Splinter in riva).

I Balloons invece sono la moda del momento e la mia collega e compagna di bisbocce E. non manca mai di ricordarmi il suo progetto imprenditoriale a riguardo: importare i balloons in Italia e diventare le nuove Scarface. Probabilmente non ne avete mai sentito parlare se non avete mai frequentato questa parte del mondo o magari sì ma in diversa foggia – so che sta prendendo piede in UK. Il Balloon non viene considerato una droga dal momento che non si fuma nè si inietta: è infatti un gas esilarante (monossido di azoto) proveniente da una gigantesca bombola a gas (di questo genere) con cui dei comunissimi palloncini vengono riempiti.
Li potete trovare in moltissimi bar e discopub, a 2$ per palloncino e normalmente c’è un’area appartata dove i suddetti vengono consumati, vari divanetti dove ti puoi sedere e rilassare, perchè lo scopo di tutto questa esperienza è farsi una grassa risata della durata media di un minuto, per poi lasciare spazio a una sensazione di totale rilassamento e pace interiore (a meno che non ci date dentro di Angkor beer e allora i risultati sono talmente vari e coloriti che ci potrei girare un documentario alla Barney Gumble dei Simpsons).

Naturalmente Balloons e Angkor non prescindono da un’altro elemento fondamentale dello sballo autoctono: la musica (locale e western).

Il più famoso cantante cambogiano e idolo delle folle nonchè versione neo-melodica khmer del nostrano Nino D’Angelo è Preap Sovath: cantante, attore, testimonial della sopracitata birra, modello di vita per la gioventù cambogiana (infanzia difficile – molla la scuola per aiutare la madre rimasta sola – ma ha un sogno intro o’ core – molla la zappa e promette a mammà di tornare vincente – trova felicità, ricchezza, successo e tanta chirurgia estetica a Phnom Penh – ma non si dimentica della mamma al villaggio), molto classy sia nel trucco che nel parrucco come potete vedere dalla foto a lato. Le sue canzoni sono ovunque, specialmente nei karaoke che sono un po’ l’anima delle serate locali e nelle discoteche dove a pari merito però troviamo anche le grandi passioni dei cambogiani: i Maroon V e i Westlife. Io ora non so di preciso per quale arcano motivo siano state scelte nello specifico queste due band per colonizzare il mercato SEA (Sud-Est Asiatico) ma apparentemente i marketer di qui hanno fatto bene il loro lavoro dal momento che spopolano grandemente, nonostante i Westlife siano defunti da anni e se in Europa li menzioni a qualsiasi giovine nato dopo il 1990 ti risponderà: “Westche?“. Ormai mi sono adattata anche io e ho imparato a memoria “Fly without wings” e “Seasons in the sun” e per fortuna sono già un’adepta del Maroonfaivesimo e dell’Adamlivainismo quindi sono stata ben felice di trovare altri credenti come me.

Sembra un po’ il festival del trash e dell’assurdo, ma vi assicuro che non ci si annoia mai e dopo un tot di tempo vi sembrerà tutto assolutamente normale e sensato.

Vado a finire la mia Ankgor con in sottofondo il mio adorato Preap…

Ad Maiora.

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