White is the new Black e analisi dresso-sociale della comunità Polacca a Londra

Allora iniziamo con il distrarvi con questo video dall’alto grado di cuteness ed epicità:

E chiosiamo maldestramente, tipo gatto con zampe incollate a pentolini di rame che cammina su porfido, sul fatto che sono sparita DI NUOVO dal mio blogghettino per mesi, ma si sa la vita, i viaggi, laggente, mi hanno portato su una nuvola dorata in giro per il Sud-Est Asiatico per circa un mese e poi un altro mese nella MAINLAND anche conosciuta come Italia, dove ho trascorso le mie vacanze romane da Nord a Sud con il mio nostrano Cary Grant, alias Mr G., terminate infine nella fredda ma già assolata Londra, dove col cuore carico di ricordi, calamite per frigo e svariati kg di pesto, frutta di stagione e pizza napulitana, ci siamo ricollocati, pronti ad affrontare la nuova routine e l’autunno.

Devo dire che Londra è stata clemente con me, considerando i rapporti burrascosi dell’anno scorso che mi avevano portato alla frattura in core e alla triste mia dipartita per lidi equatoriali, facendomi trovare una bella casetta bianca in quel di Stratford, bianchissima! – NO DAVVERO E’ TUTTA COMPLETAMENTE BIANCA! Bagno armadio letto soggiorno cucina! Se no fosse per un mobile Ikea color faggio che ho preso in un raptus di follia la settimana scorsa e che ho poi montato i giorni seguenti a suon di brugola e cacciavite a stella con sottofondo di Black Sabbath (brugolavo a tempo – He was turned to steel in the great magnetic field, where he traveled time  for the future of mankind YEEEEAAAAAAA).

Ovviamente non posso sperare NEI CLIMI TROPICALI che porto ancora tatuati sulla mia skin (cfr. abbronzatura, questa sconosciuta qui al NORD!), ma le giornate soleggiate non mancano e da nullatenente quale sono in questo frangente transizionale della mia esistenza posso ancora godere del classico SOLE AL PARCO OLIMPICO – che diciamocela tutta è un privilegio solo di quegli esseri umani che hanno SPARE TIME e io ce l’ho e lo sfrutto – mwahah.

A dirla tutta in queste due settimane dal mio ritorno in terra britannica mi sono armata di una volontà di ferro che manco Prince Valiant

Ritratto d'epoca raffigurante me alla ricerca del lavoro dei miei sogni.

Ritratto d’epoca raffigurante me alla ricerca del lavoro dei miei sogni.

E sto mandando CV a chiunque:

  • Catene di Abbigliamento
  • Catene di Supermercati
  • Catene di Articoli per la casa & lifestyle
  • Tutto quello che entra nella denominazione “We are hiring”

Poi volevo parlarvi anche del fatto che nella specifica zona in cui vivo sono circondata da POLACCHI.

Ok io ho già vissuto con un RUMENO che confondevo tutte le volte per POLACCO per via dei tratti somatici da POLACCO appunto (e non so nemmeno perchè scrivo POLACCO in maiuscolo, ma se pensate a un POLACCO non vi viene in mente una sorta di vigore da impero prussiano decaduto? Ecco vedete, avete la mia stessa sensibilità per i documentari storici sulla decadenza europea del XVII-XVIII secolo e quindi se non altro il modo che ho di celebrare questa nobiltà decaduta è usare il CAPS LOCK) ma non è la stessa cosa.

I POLACCHI di Stratford sono distinguibili in POLACCHI uomini e POLACCHI donne. Gli uomini sputano e hanno un uso prepotente della COMPLETO DELLA TUTA. Non ho ancora capito la funzione sociale di tale dress-code ma di primo acchito direi una FUNZIONE AGGREGATIVA: trovo crocchi di polacchi in tuta a ogni crocevia, al pub, al William Hill (catena di negozi di scommesse), da Primark, etc… tutti luoghi di alto valore culturale insomma.

Le donne invece urlano e si vestono di ciniglia e un mix di capi sintetici del sopracitato PRIMARK.

Ci sono anche una degna precentuale di AFRO/BLACK PANTHERS/GUIDATORI DI MACCHINE MOLTO COSTOSE che crocchiano davanti a due posti principali:

  • il fruttivendolo HALAL
  • un marcissimo hairdresser giamaicano con annesso thrift shop (negozio di seconda mano) tutto nello stesso ambiente dai vetri fumè (non credo scelti di proposito ma bensì dati dai layer di sporcizia che si sono depositati negli anni) che cita sulla facciata: “Wonder why they keep comin’ back?” MA NON LO SO GUARDA SARA’ CHE CI TORNANO SOTTO MINACCIA DI ESTORSIONE O FORSE ENTRANO E NON ESCONO PIU’.

Dal suddetto shop-tutto-fare escono personaggi da vero catalogo di sociologia deviata; il mio preferito per ora è un afro con le sembianze di Lil Jon che si veste solo da cowboy bianco (con tanto di stivali country e cappello a tesa larga, BIANCHI) con occhiali da sole e I phone a palla in tasca, una specie di Walker Texas Ranger Black.

Comunque mi sono appena resa conto che mentre scrivevo questo post su WordPress con metodo WYSIWYG (mwahahaah sigla che ho imparato nelle mie torpide giornate alla ricerca del lavoro perfetto – vi giuro che esiste davvero e significa What You See Is What You Get – ovvero ciò che vedi è ciò che te piji, riferito al metodo di scrittura su siti web) ho avuto in play e in loop continuo un video di un metallaro Italiano lungocrinito tale PAOLO RIBALDINI a THE VOICE FINLAND e io non sono una gran fan del metal, ma proprio non mi ero accorta di averlo in loop di sottofondo.

MI DEVO PREOCCUPARE?

Cià va beccatevi il PAOLO nella sua indimenticabile performance.

L’urlo finale al minuto 2.35 mi ha fatto venire l’istantanea urgenza di deglutire sciroppo per la tosse.

Vi consiglio di riguardarvi il video dei conigli senza audio e con la clip di The Voice come soundtrack – se non morite di sindrome di Stendhal, i CONIGLI METAL saranno il vostro nuovo dio.

 

 

Ad maiora!

3 pensieri su “White is the new Black e analisi dresso-sociale della comunità Polacca a Londra

  1. Prince Valiant! Un cartone che rovinò il futuro di molti bambini ingannandoli che ci fosse ancora posto per dei cavalieri😄 il quartiere polacco di Londra incute inquietudine:-/

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