This is how it was.

This is how it was. Eda and El coupled in the darkness, but he did not find favor with her. Then she gave birth to the land, and the outrush of her waters which accompanied that birth was the sea. The land was shapeless, clay and still, until Eda took it in her hands. One at a time, she molded the runes of her secret name, and El’s too did she fashion. She spelled out the god name with the God’s Runes, setting them in careful order in the ocean. And all this El watched.

But when he would have taken up clay of his own to fashion his own runes, Eda would not give any over to him. “You gave me but a rush of fluid from your body as seed to make all this. The flesh of it came from me. So take back only what was yours to start with, and be content with it.”

El was little content with that. So he made for himself men, and gave them ships and put them on the sea’s face. Laughing to himself, he said, “There are too many for her to watch them all. Soon they will walk on her land and shape it to my liking, so it spells my name instead of hers.”

But Eda had already thought before him. And when El’s men came to land, they found Eda’s women, already walking on it and ordering the growing of fruit and grain and the proliferation of the cattle. And the women would not suffer the men to shape the lands, nor even to abide on them for long.

Instead, the women said to the men, “We will let you give us the brine of your loins, with which we will shape flesh to follow ours. But never will the land that Eda bore belong to your sons, but only to our daughters.”

— BIRTH OF THE WORLD, AS TOLD BY OUT ISLAND BARDS

Fool’s Fate – The Tawny Man trilogy, Robin Hobbs

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Ok. I’ve been MIA for how long – two years? I can’t even stand to go back and see when my last post was written. Such a shame.
I don’t recognize this WordPress anymore haha! So much cooler than the one I started with that I realized that this blog is not connected to its FB page anymore (why did I created a dedicated FB page is still a mystery to me).
Is this a bad thing? I erased my FB account (personal) and my twitter account. I plunged in an underworld of darkness (for some people). Disconnected. Fallen out of radar. Forgotten. (?)

Who cares.

Honestly, is always the same old broken record: if you care about me, you’ll find the way to reach me out, if not means I am not important to you.
Everyone gets this but no one has the guts to try it for real.
Well peeps let me tell that it’s true. People forget about you if you are not on their homepage: the don’t “like” you anymore (and perhaps they don’t actually like you anymore!), the don’t envy your holiday pics/eschatological quotes/pinterest-recycled witty vision of the world anymore.

You are free.

For some it might be scary, for me was consequential.
All at once I decided to quit my job, quit my adopted Country, home and go.
My boyfriend was sucked in this frenzy and he still doesn’t regret it and still is at my side – which is prodigious and rare and precious.
It was the right thing to do anyway and I soon realized how unique this experience was; I didn’t want to flatten and cheapen it by spattering it online, retouching pictures, cool ashtags, or simply tell people what I was doing and how I was feeling. It was mine, it was ours and the fellow travelers we met will remember us and the time we shared together.

Because of this, as of now only few are privy to that time and have listened to our stories, not sure why, I never asked and is better off this way.

So a new era is started and a lot has changed, but this blog has always followed me in one way or another, hence I picked it up again.
This time in English as my written Italian has become rusty to the point of genuine shame!

I wanted to restart with a quote from a series of books I am reading since a while (see the above italic passage).
I feel we are on the same page on this matter, the author and I.
You might infer I am a harsh feminist, which I am not, but you can get a glimpse of what I think of patriarchy (a hint: absolute bullshit is the answer).

Contact me if you want to discuss the wonderful Robin Hobb’s books as I have just approached the Fool’s Fate after having read the first trilogy (The Farseer’s Trilogy).

Ad maiora!
(Some things never change, aye!)

 

 

 

Sulla solitudine diabetica e le dipartite apatiche

imageL’altro giorno ero a Wimbledon a cercare di fare acquisti per mia mamma a cui non ho fatto nemmeno un regalo di Natale. Presa dalla foga dello shopping (conclusosi in un nulla di fatto) ho perso il guanto destro e ho mollato l’ombrello nel Mall, per poi ricordarmi quasi uscita, che lo avevo lasciato su una ringhiera mentre ero intenta a cercare il guanto svanito.

Tornando di corsa indietro ho visto il primo esemplare di diabetico da quando vivo qui. Non esattamente il migliore esemplare: una ragazza sotto i trent’anni, molto in carne, con una maglia lunga, ma non abbastanza da coprirle una pancia molto sporgente che pendeva da sopra i jeans stretch; ombelico e adipe bianchissimi che vibravano come gelatina e da cui penzolava un cerotto con una base in plastica e un catetere. L’ho riconosciuto subito, il tipo che anche io uso, e nonostante la scena un po’ grottesca, mi sono sentita “a casa”, sapendo che qualcun altro condivideva la mia stessa sorte.

Perchè se è vero che i diabetici sono milioni nel mondo, è anche vero che nella vita quotidiana si è soli. I tuoi amici, il tuo partner, la tua famiglia, i tuoi colleghi, molto difficilmente saranno a loro volta diabetici e molto difficilmente riusciranno a mettersi nei tuoi panni.

Di ritorno sul 93 per Putney Bridge ho cercato di capire, o anche solo di immaginare, quali passeggeri fossero insulinodipendenti; non ho avuto fortuna, ma del resto chi mai direbbe che io sono diabetica?

Chiudendo questo frangente, Continua a leggere

This is our last night

Bjorn_Kowalski_Hansen_17Bon regaz, ultimo post da residente in Italia, domani alle 14.20 si leva le tende forevah and evah e io sto cercando di raccapezzarmi con valige, check-in, amici da salutare ecc… e imprevisti dell’ultima ora. Infatti e ovviamente, solo io potevo rendermi conto a 24h dalla partenza di aver comunicato l’aeroporto di arrivo sbagliato alla family, Gatwick invece di Heathrow; sono troppo ganza per fare la figura della gelataia e mandargli l’sms con: “Sorry I made a mistake”, così mi sono cercata il tragitto  giusto per arrivare a Clapham Junction dove il K. mi caricherà in macchina e andremo nella mia nuova casa a Brixton.

L’Occhio di Sauron nel frattempo continua a cucinare, forse per sdrammatizzare l’ansia. Cucina, cucina come se non ci fosse un domani, come se dovessi trasferirmi in un gulag russo o nella Terra del Fuego, dove mi nutrirò di bacche e carcasse di animali deceduti per cause non meglio identificate. Come al solito pensa che non sarò in grado di cavarmela da sola in terra straniera, ma se ce l’ho fatta l’anno scorso in Giappone, non vedo perchè non dovrei ora, in un paese di cui addirittura capisco la lingua! Lusso.

Mio padre mi fa domande assurde del tipo:”Hai dei giorni di riposo? Ma puoi stare in casa nei giorni di riposo? Dove ti laverai? Ti devi portare dei piatti di plastica? Ma sei in nero?”. Disagio. Mia sorella prenota ventordici voli per Londra. Doppio disagio.

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Piccole Susanne crescono

#happinessOggi è una giornata climaticamente perfetta, ignoro il fatto che dovrei depilarmi le gambe, mi faccio selfies (autoscatti nda) che mi catapultano alle Bahamas, mi chiedo perchè non ho un marito bello, bravo, giovane e talentuoso come Tom McFly e prendo lezioni di guida con mio padre.

Anche io alla fine sto cedendo ai dogmi della società contemporanea e mi sto trasformando in un membro attivo, indipendente, responsabile delle proprie azioni, in grado di guidare un mezzo locomotore. “In grado”, “guidare” e “mezzo locomotore” sono ovviamente degli eufemismi, dal momento che per ora mi limito ad andare a 35 km/h con la mano di mio padre piantata sul freno a mano e il codazzo di gitanti della domenica che chiedono solo di andare a svaccarsi in Svizzera e invece devono sorbirsi la Susannina al volante.

E’ il caso in cui davvero il detto:”Donna al volante, pericolo costante”, è valido. Validissimo. Gli amici con cui faccio pratica non hanno il cuore di dirmelo anche se leggo il terrore e il panico nelle loro pupille dilatate e nei rigoli di sudore che adornano i loro colli. Mio papà invece non ha nessuna remora ha sottolineare il fatto che sono un pericolo pubblico, non tiene conto dei miei precedenti e mentre inforco la terza senza guardare l’anziano che sta attraversando le strisce pedonali, sento il suo sguardo ricolmo di pentimento e rammarico per non aver avuto un figlio maschio. D’altronde lui lo fa per lavoro (guidare, non generare figli maschi). Continua a leggere

I catatonici me fanno una pippa o sull’infiorescenza di un’ idea

18knerr.spanCazzo, mi sa che sono proprio una designer, o almeno un creativo, o almeno qualcosa legato a questo mondo fatto di frociate e ciuffi ossigenati da hipster meneghino che non va al Sottomarino Giallo perchè è mainstream.

Cioè vi spiego, anzi secondo me non ci capirete una beneamata, ma dal momento che sono designer non vi è richiesto, dovete semplicemente indossare i vostri Ray Ban scintillanti ed esclamare:”Ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh” (e se volete anche un “sokka” se vi sentite esterofili).

Dopo che il dramma, la sfiga, l’agonia, il dolore, la cecità e l’LSD si erano impadroniti di me in conseguenza dei perniciosi accadimenti dei giorni immediatamente precedenti S. Valentino (già di per sé il fatto che io dovessi sostenere un esame il 14 Febbraio era tragicomico, la cosa è diventata grottesca quando il giorno prima mi è arrivata una mail che posponeva il mio esame di ben 12 giorni), dovevo affrontare altre gatte da pelare, come il fatto che non potevo sbronzarmi come se non ci fosse un domani e andare a rotolare sulla Bolla con la palese intenzione di rigettare in the menawhile (doveva essere una celebrazione/happening post-sessione d’esami) o come una consegna il 18, dal momento che il mio relatore si è sveglliato tutto d’un colpo, si è reso conto che non è in grado di gestire 20 tesisti e che mancano due mesi alla laurea. E quindi si è messo a fare revisioni completamente a caso e su un gruppo Facebook che solo io mi sono accorta essere completamente e disperatamente pubblico, per cui ogni cane poteva leggere i suoi stitici commenti sui nostri lavori.

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