White is the new Black e analisi dresso-sociale della comunità Polacca a Londra

Allora iniziamo con il distrarvi con questo video dall’alto grado di cuteness ed epicità:

E chiosiamo maldestramente, tipo gatto con zampe incollate a pentolini di rame che cammina su porfido, sul fatto che sono sparita DI NUOVO dal mio blogghettino per mesi, ma si sa la vita, i viaggi, laggente, mi hanno portato su una nuvola dorata in giro per il Sud-Est Asiatico per circa un mese e poi un altro mese nella MAINLAND anche conosciuta come Italia, dove ho trascorso le mie vacanze romane da Nord a Sud con il mio nostrano Cary Grant, alias Mr G., terminate infine nella fredda ma già assolata Londra, dove col cuore carico di ricordi, calamite per frigo e svariati kg di pesto, frutta di stagione e pizza napulitana, ci siamo ricollocati, pronti ad affrontare la nuova routine e l’autunno.

Devo dire che Londra è stata clemente con me, considerando Continua a leggere

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Sulla solitudine diabetica e le dipartite apatiche

imageL’altro giorno ero a Wimbledon a cercare di fare acquisti per mia mamma a cui non ho fatto nemmeno un regalo di Natale. Presa dalla foga dello shopping (conclusosi in un nulla di fatto) ho perso il guanto destro e ho mollato l’ombrello nel Mall, per poi ricordarmi quasi uscita, che lo avevo lasciato su una ringhiera mentre ero intenta a cercare il guanto svanito.

Tornando di corsa indietro ho visto il primo esemplare di diabetico da quando vivo qui. Non esattamente il migliore esemplare: una ragazza sotto i trent’anni, molto in carne, con una maglia lunga, ma non abbastanza da coprirle una pancia molto sporgente che pendeva da sopra i jeans stretch; ombelico e adipe bianchissimi che vibravano come gelatina e da cui penzolava un cerotto con una base in plastica e un catetere. L’ho riconosciuto subito, il tipo che anche io uso, e nonostante la scena un po’ grottesca, mi sono sentita “a casa”, sapendo che qualcun altro condivideva la mia stessa sorte.

Perchè se è vero che i diabetici sono milioni nel mondo, è anche vero che nella vita quotidiana si è soli. I tuoi amici, il tuo partner, la tua famiglia, i tuoi colleghi, molto difficilmente saranno a loro volta diabetici e molto difficilmente riusciranno a mettersi nei tuoi panni.

Di ritorno sul 93 per Putney Bridge ho cercato di capire, o anche solo di immaginare, quali passeggeri fossero insulinodipendenti; non ho avuto fortuna, ma del resto chi mai direbbe che io sono diabetica?

Chiudendo questo frangente, Continua a leggere

Porte, vedo porte ovunque

maxresdefaultCosparsa di cenere un po’ ovunque, mi prostro a voi e mi appello alla vostra benevolenza, rifacendomi viva sul mio trascurato blog. C’è un bel po’ di polvere da togliere e un po’ di news da raccontare, quindi rieccomi.

Innanzitutto sono più vecchia di un anno, azz, e vabbè ce ne faremo una ragione e poi io avendo dei geni maschili molto spiccati non invecchio ma stagiono e quindi il mio livello di bonaggine et seducenza si impenna come il tasso di disoccupazione in Italia. Poi come la mia #bff Beyoncè direbbe sono Drunk in Love, ovvero da qualche tempo a questa parte ho un essere umano (che chiameremo Mr G.) che riesce a tollerare la mia mise invernale completa di pigiama scozzese alla zuava, calze al ginocchio di lana da scalatore e pantofole fuxia a forma di cane con cappello da notte; pensate, conviviamo pure! Che in gergo expat a Londra significa che condividiamo una camera in un appartamento con altre tre persone e considerando le precedenti soluzioni abitative in cui condividevo la casa con altre 10 persone o con un tizio che teneva chiusi nella sua camera un cane e una donna (tutti inspiegabilmente evaporati nella notte di un lontano giugno), direi che ho fatto passi avanti!

Ovviamente la convivenza comporta grandi sacrifici come ben sapete, tra questi la prova per me più grande: rifare il letto la mattina e non vi sto a narrare la gioia dei giorni in cui Mr G torna tardi e io posso lasciare la camera implosa, rimettere tutto in ordine 10 minuti prima che arrivi e fare finta che è tutto a posto dall’ alba. In ogni caso non sono qui per narrare la mia noiosa vita di coppia, non ho mai parlato della mia vita privata se non in toni sarcastici e gettando qua e lá qualche finestra sulla vita domestica, per cui di certo non inizierò ora. E vorrei anche tirare le somme di questo anno e mezzo trascorso a Londra, ma non è il post adatto. Continua a leggere

Ma quanto sce piace vaggià

ukDovrei scusarmi per non aver aggiornato il blog nell’ultimo mese e mezzo, ma siccome non me ne frega una sega non vi dico manco come si sta qui e parto subito in medias res. Ho un sacco di post sociologici e pipponi mentali sull’estate londinese e il Royal Baby e quanto fa caldo qui perchè in questo maledetto isolotto non succede mai nulla di interessante e quindi quando il sole piscia sul Regno Unito apriti cielo e tante altre bellissime e interessantissime cose che vi propinerò nei prossimi giorni.

Per ora beccatevi la telecronaca del mio viaggio di ritorno dalla Scozia iniziato ieri e conclusosi stamattina. Non so come sono sopravvissuta.  
(Escludo un’ora di viaggio da Balloch a Glasgow in cui ho sonnecchiato e mi sono fatta un centinaio di selfies ispirate e piene di sentimento).

1a ora:

Mi scappa la pipí e ho davanti a me 11h di viaggio. No stop.
Bene.
E ho pure speso 30p per andare al cesso prima di partire.
Sto anche bevendo come un cammello perché ho la glicemia a 2000. Infatti mi sono detta: viaggio lungo=snack come se non ci fosse un domani; solo che li ho finiti prima di partire e ora devo anche centellinare l’acqua che ho sapientemente riempito nel cesso a pagamento (con acqua calda of course visto che gli spilorci inglesi vogliono che io compri acqua nei loro mini market…fuck the system! Aspetto che le leggi della termodinamica facciano il loro corso e l’acqua si raffreddi).

Ma davvero non ci fermiamo fino a domani mattina?
Io muoro. E la mia vescica pure.

Ho chiesto all’Universo di avere come vicino di posto un aitante rugbista scozzese rosso crinito. Risultato: sono da sola nella mia fila.
Mi sa che la legge dell’attrazione funziona al contrario con me.
Poteva mandarmi Ed Sheeran, almeno avrei avuto una colonna sonora di viaggio decente invece dell’africana che snorka ogni 30 secondi dietro di me e gioca a cricket col mio sedile mentre urla al telefono.
Non ho caricato le canzoni di Ed sull’mp3 e non ho internet, canteró nel mio cervello…
Gimme little time to meeeeeee to soooort it out we will play hide and seeeeeek to turn this around e lallalalalalalalalala the taste that your lips allowed ma ma ma mayyyy gimme lovee ma ma mayyyy gimme loveeeee (parole a caso, non mi ricordo esattamente il testo).

2a ora:
Avvistato uomo dalla faccia piccolissima in cerca di una plug per il suo cellulare.
Avró contato almeno 34567 mucche.
Amo la Scozia.
Una punk inglese di 45 anni mi ha rivelato l’esistenza della toilet sul bus.
Dio benedica la regina e i Sex Pistols.
Intanto continuo a documentare il progressivo degrado dei miei compari di viaggio.

3a ora:
Balle di fieno e mucche.
Mucche bicolore.
Bevuto acqua non potabile della toilet sul bus. Moriró?
Monitoreró la situazione.
Africana continua a snorkare anche nel sonno e dopo avermi chiesto di raddrizzare il mio sedile già a 90 gradi. Wtf.
Del rugbista scozzese bono non v’è traccia. Continua a leggere

This is our last night

Bjorn_Kowalski_Hansen_17Bon regaz, ultimo post da residente in Italia, domani alle 14.20 si leva le tende forevah and evah e io sto cercando di raccapezzarmi con valige, check-in, amici da salutare ecc… e imprevisti dell’ultima ora. Infatti e ovviamente, solo io potevo rendermi conto a 24h dalla partenza di aver comunicato l’aeroporto di arrivo sbagliato alla family, Gatwick invece di Heathrow; sono troppo ganza per fare la figura della gelataia e mandargli l’sms con: “Sorry I made a mistake”, così mi sono cercata il tragitto  giusto per arrivare a Clapham Junction dove il K. mi caricherà in macchina e andremo nella mia nuova casa a Brixton.

L’Occhio di Sauron nel frattempo continua a cucinare, forse per sdrammatizzare l’ansia. Cucina, cucina come se non ci fosse un domani, come se dovessi trasferirmi in un gulag russo o nella Terra del Fuego, dove mi nutrirò di bacche e carcasse di animali deceduti per cause non meglio identificate. Come al solito pensa che non sarò in grado di cavarmela da sola in terra straniera, ma se ce l’ho fatta l’anno scorso in Giappone, non vedo perchè non dovrei ora, in un paese di cui addirittura capisco la lingua! Lusso.

Mio padre mi fa domande assurde del tipo:”Hai dei giorni di riposo? Ma puoi stare in casa nei giorni di riposo? Dove ti laverai? Ti devi portare dei piatti di plastica? Ma sei in nero?”. Disagio. Mia sorella prenota ventordici voli per Londra. Doppio disagio.

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You say goodbye and I say London

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Oh allora.

Un bel post fresco fresco per aggiornarvi sulle ultime novità, un post ampio che farà da cappello a una serie di post successivi dove tornerò a parlare di dettagli insignificanti della mia vita come i differenti modi di tostare il pane integrale a seconda della marca di tostapane, le aberrazioni twitteriane di cui sono quotidianamente testimone, i commenti ai racconti pseudo-pedo-erotici che tanto vi piacciono, le nuove catastrofi naturali/morti accidentali che ho causato con i miei poteri divini, i miei infiniti peregrinaggi tra ASL – farmacie – ospedali – motorizzazioni che manco Mosè nel deserto (rendiamoci conto dei livelli a cui siamo arrivati: ho dovuto digitare ‘bibbia 40 anni deserto’ perché non mi veniva in mente il nome).

Per ora sappiate che settimana prossima (il 19) espatrio. Nel Regno Unito. Per sempre. Potrei anche non scriverlo dal momento che tale blog viene letto solo dai miei amici, ma fingiamo di essere coerenti e tenere aggiornato anche l’equadoregno che si connetterà per sbaglio in cerca di quel famoso porno con Susanna e la panna.

Tra l’altro siccome sono una Susanna coi controcazzi, butto via 5 anni di università e vado a fare la Nanny live-in. Non vi spiego cos’è per evitare di compromettere in maniera permanente la mia dignità, ma tento di salvare il salvabile dicendovi che è un buon modo per cominciare a vivere a gratis all’estero e anzi venire pagati in cambio di poche ore di lavoro al giorno, che lasciano il tempo per concentrarsi su altro, come diventare la nuova Elliot Erwitt ad esempio, frequentando corsi singoli in una delle più prestigiose università di libere arti.  Continua a leggere