Vestivamo alla pakistana. Capitolo I: Osama, quando la fetta di culo non è mai abbastanza spessa

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“There’s no time for poo!”.

E con questo abbiamo toccato il fondo.

Sembra l’atto finale di una commedia teatrale, ma calato il sipario, ci troviamo effettivamente di fronte alla fantasmagorica vita di Susanna, giovane donna nei suoi middle twenties, che cerca di tenersi a galla in questa spumeggiante metropoli europea.
A scrivere trailer del genere mi si accappona istantaneamente la pelle perché ho sempre odiato quelle commediucole da quattro soldi prodotte in serie che ammassano gli scaffali delle librerie, ed è ancora più agghiacciante trovarsi a vivere giorno per giorno il sopracitato stereotipo.

Ma andiamo con ordine. A ritroso.
Il “there’s no time for poo” è l’ultima cosa che ho sentito dire da Osama a Monster.
Provo molta pena per tutte e due, ma ancora di più per il Calliffo (lo step-father) il quale furbescamente non è mai in casa, ma sempre in giro a menar la ciolla   per l’Europa/Sud est asiatico, tanto da domandarmi quanto la moglie spenda di carta vetrata per limarsi le corna ogni sera.

Monster dovrà dunque tenersi la poo per tutto il pomeriggio e sinceramente sarà una prova di coraggio dal momento che caga come un elefante col colon prolassato, merito dell’impeccabile cucina finto-pakistana che Osama si ostina a somministrare all’intera famiglia, nel vago tentativo di rimanere aggrappata a delle radici che ormai non sono più neppure sue, nata lei insieme a tutte le sorelle in quel di Loch Lomond (ameno villaggetto in provincia di Glasgow) da genitori pakistani che non hanno mai imparato la lingua (immaginate le grandi risate isteriche di me che cerco di capire cosa vogliono al telefono).
Sarà anche per questo che sono forse l’unica expat che invece di lievitare perde chili come una modella polacca prima di una sfilata (il paragone non è casuale vista la quantità di ossa che cammina per il centro, data la London Fashion Week)?

Questa famiglia davvero meriterebbe una sit-com tutta per loro su Comedy Central o sulla HBO.
Di certo si meritano un post sul mio blog e forse anche due o tre. Continua a leggere

Ma quanto sce piace vaggià

ukDovrei scusarmi per non aver aggiornato il blog nell’ultimo mese e mezzo, ma siccome non me ne frega una sega non vi dico manco come si sta qui e parto subito in medias res. Ho un sacco di post sociologici e pipponi mentali sull’estate londinese e il Royal Baby e quanto fa caldo qui perchè in questo maledetto isolotto non succede mai nulla di interessante e quindi quando il sole piscia sul Regno Unito apriti cielo e tante altre bellissime e interessantissime cose che vi propinerò nei prossimi giorni.

Per ora beccatevi la telecronaca del mio viaggio di ritorno dalla Scozia iniziato ieri e conclusosi stamattina. Non so come sono sopravvissuta.  
(Escludo un’ora di viaggio da Balloch a Glasgow in cui ho sonnecchiato e mi sono fatta un centinaio di selfies ispirate e piene di sentimento).

1a ora:

Mi scappa la pipí e ho davanti a me 11h di viaggio. No stop.
Bene.
E ho pure speso 30p per andare al cesso prima di partire.
Sto anche bevendo come un cammello perché ho la glicemia a 2000. Infatti mi sono detta: viaggio lungo=snack come se non ci fosse un domani; solo che li ho finiti prima di partire e ora devo anche centellinare l’acqua che ho sapientemente riempito nel cesso a pagamento (con acqua calda of course visto che gli spilorci inglesi vogliono che io compri acqua nei loro mini market…fuck the system! Aspetto che le leggi della termodinamica facciano il loro corso e l’acqua si raffreddi).

Ma davvero non ci fermiamo fino a domani mattina?
Io muoro. E la mia vescica pure.

Ho chiesto all’Universo di avere come vicino di posto un aitante rugbista scozzese rosso crinito. Risultato: sono da sola nella mia fila.
Mi sa che la legge dell’attrazione funziona al contrario con me.
Poteva mandarmi Ed Sheeran, almeno avrei avuto una colonna sonora di viaggio decente invece dell’africana che snorka ogni 30 secondi dietro di me e gioca a cricket col mio sedile mentre urla al telefono.
Non ho caricato le canzoni di Ed sull’mp3 e non ho internet, canteró nel mio cervello…
Gimme little time to meeeeeee to soooort it out we will play hide and seeeeeek to turn this around e lallalalalalalalalala the taste that your lips allowed ma ma ma mayyyy gimme lovee ma ma mayyyy gimme loveeeee (parole a caso, non mi ricordo esattamente il testo).

2a ora:
Avvistato uomo dalla faccia piccolissima in cerca di una plug per il suo cellulare.
Avró contato almeno 34567 mucche.
Amo la Scozia.
Una punk inglese di 45 anni mi ha rivelato l’esistenza della toilet sul bus.
Dio benedica la regina e i Sex Pistols.
Intanto continuo a documentare il progressivo degrado dei miei compari di viaggio.

3a ora:
Balle di fieno e mucche.
Mucche bicolore.
Bevuto acqua non potabile della toilet sul bus. Moriró?
Monitoreró la situazione.
Africana continua a snorkare anche nel sonno e dopo avermi chiesto di raddrizzare il mio sedile già a 90 gradi. Wtf.
Del rugbista scozzese bono non v’è traccia. Continua a leggere

This is our last night

Bjorn_Kowalski_Hansen_17Bon regaz, ultimo post da residente in Italia, domani alle 14.20 si leva le tende forevah and evah e io sto cercando di raccapezzarmi con valige, check-in, amici da salutare ecc… e imprevisti dell’ultima ora. Infatti e ovviamente, solo io potevo rendermi conto a 24h dalla partenza di aver comunicato l’aeroporto di arrivo sbagliato alla family, Gatwick invece di Heathrow; sono troppo ganza per fare la figura della gelataia e mandargli l’sms con: “Sorry I made a mistake”, così mi sono cercata il tragitto  giusto per arrivare a Clapham Junction dove il K. mi caricherà in macchina e andremo nella mia nuova casa a Brixton.

L’Occhio di Sauron nel frattempo continua a cucinare, forse per sdrammatizzare l’ansia. Cucina, cucina come se non ci fosse un domani, come se dovessi trasferirmi in un gulag russo o nella Terra del Fuego, dove mi nutrirò di bacche e carcasse di animali deceduti per cause non meglio identificate. Come al solito pensa che non sarò in grado di cavarmela da sola in terra straniera, ma se ce l’ho fatta l’anno scorso in Giappone, non vedo perchè non dovrei ora, in un paese di cui addirittura capisco la lingua! Lusso.

Mio padre mi fa domande assurde del tipo:”Hai dei giorni di riposo? Ma puoi stare in casa nei giorni di riposo? Dove ti laverai? Ti devi portare dei piatti di plastica? Ma sei in nero?”. Disagio. Mia sorella prenota ventordici voli per Londra. Doppio disagio.

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You say goodbye and I say London

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Oh allora.

Un bel post fresco fresco per aggiornarvi sulle ultime novità, un post ampio che farà da cappello a una serie di post successivi dove tornerò a parlare di dettagli insignificanti della mia vita come i differenti modi di tostare il pane integrale a seconda della marca di tostapane, le aberrazioni twitteriane di cui sono quotidianamente testimone, i commenti ai racconti pseudo-pedo-erotici che tanto vi piacciono, le nuove catastrofi naturali/morti accidentali che ho causato con i miei poteri divini, i miei infiniti peregrinaggi tra ASL – farmacie – ospedali – motorizzazioni che manco Mosè nel deserto (rendiamoci conto dei livelli a cui siamo arrivati: ho dovuto digitare ‘bibbia 40 anni deserto’ perché non mi veniva in mente il nome).

Per ora sappiate che settimana prossima (il 19) espatrio. Nel Regno Unito. Per sempre. Potrei anche non scriverlo dal momento che tale blog viene letto solo dai miei amici, ma fingiamo di essere coerenti e tenere aggiornato anche l’equadoregno che si connetterà per sbaglio in cerca di quel famoso porno con Susanna e la panna.

Tra l’altro siccome sono una Susanna coi controcazzi, butto via 5 anni di università e vado a fare la Nanny live-in. Non vi spiego cos’è per evitare di compromettere in maniera permanente la mia dignità, ma tento di salvare il salvabile dicendovi che è un buon modo per cominciare a vivere a gratis all’estero e anzi venire pagati in cambio di poche ore di lavoro al giorno, che lasciano il tempo per concentrarsi su altro, come diventare la nuova Elliot Erwitt ad esempio, frequentando corsi singoli in una delle più prestigiose università di libere arti.  Continua a leggere

Piccole Susanne crescono

#happinessOggi è una giornata climaticamente perfetta, ignoro il fatto che dovrei depilarmi le gambe, mi faccio selfies (autoscatti nda) che mi catapultano alle Bahamas, mi chiedo perchè non ho un marito bello, bravo, giovane e talentuoso come Tom McFly e prendo lezioni di guida con mio padre.

Anche io alla fine sto cedendo ai dogmi della società contemporanea e mi sto trasformando in un membro attivo, indipendente, responsabile delle proprie azioni, in grado di guidare un mezzo locomotore. “In grado”, “guidare” e “mezzo locomotore” sono ovviamente degli eufemismi, dal momento che per ora mi limito ad andare a 35 km/h con la mano di mio padre piantata sul freno a mano e il codazzo di gitanti della domenica che chiedono solo di andare a svaccarsi in Svizzera e invece devono sorbirsi la Susannina al volante.

E’ il caso in cui davvero il detto:”Donna al volante, pericolo costante”, è valido. Validissimo. Gli amici con cui faccio pratica non hanno il cuore di dirmelo anche se leggo il terrore e il panico nelle loro pupille dilatate e nei rigoli di sudore che adornano i loro colli. Mio papà invece non ha nessuna remora ha sottolineare il fatto che sono un pericolo pubblico, non tiene conto dei miei precedenti e mentre inforco la terza senza guardare l’anziano che sta attraversando le strisce pedonali, sento il suo sguardo ricolmo di pentimento e rammarico per non aver avuto un figlio maschio. D’altronde lui lo fa per lavoro (guidare, non generare figli maschi). Continua a leggere

Laurearsi è un po’ come morire

a buon intenditor, poche paroleBuongiorno popolo di Internet, è giunto il momento di presentarmi a voi come un adulto laureato e disoccupato pieno di incognite sul futuro e angoscia esistenziale con un certo horror vacui che le devasta l’animo. Niente di nuovo direte voi, ma l’horror vacui mi rende una persona estremamente instabile, ancora più instabile di quello che non sia già e mi spinge a prendere decisioni completamente a caso, ma questa è un’altra storia.

Ora parliamo del fatto che mi sono laureata. Big deal. Più per la mia famiglia che per me, perchè non me ne sono nemmeno resa conto. Ero calma come un Buddha, pure quando la commissione ha distrutto la mia tesi reputandola superficiale e poco collimante col titolo, anche se nel video che l’Occhio di Sauron mi ha fatto, trasudo Male Puro. Continua a leggere

Conato is a lifestyle

KeepCal-50228Risorgo momentaneamente dal mio letto di dolore per aggiornare il mondo sul fatto che sono ancora viva, ma mentalmente non lucida.

Ovviamente non sono in salute essendo Susanna, se fossi una persona sana di mente non mi chiamerei Susanna, non avrei un blog che aggiorno ad minchiam e con le peggio cacate che mi vengono in mente, non starei facendo una tesi che odio, non mi farei assalire da occasionali e totalmente patetici attacchi di panico, dubbi amletici sul futuro, e status mentali che viaggiano dallo sconforto puro alla depressione più nera, all’agonia.

Ovviamente tutto questo è generato da Conato, a cui sto attribuendo sembianze antropomorfe (come ogni oggetto che mi circonda, non so se vi ricordate lo Specchio, la Lavatrice e altre amenità) e che sta diventando il mio peggior nemico, ma anche il riflesso di ciò che sono io ora. Nella mia spirale di pazzia e illogicità vedo Conato come un tizio con la panza, che sorride poco, con un calzino bucato e l’altro lercio, i mutandoni verde marcio, le spalle pelose, l’alito che sa di morte, che sta perennemente svaccato in poltrona e che quando gli parli o fai una qualsiasi domanda ti guarda con lo sguardo vacuo e rutta (e non sto parlando dei miei amici maschi!).

E’ patetico, ridondante e insipido, uno di quei tipi che eviteresti come la peste. Che poi è quello che sto facendo io, infatti nonostante sia arrivata alla bellezza di 249 pagine ( ne mancano ancora una 50ina), vi assicuro che non sono in grado di dirvi di cosa parli esattamente questa tesi; è più che altro un’accozzaglia di paroloni, scopiazzature mistificatorie, interi pdf tradotti con Google Translate,  tante immagini, 20 parole per pagina e spazi bianchi.

Spazi bianchi everywhere. A profusione. Citazioni minimal piazzate ad arte in una pagina vuota tipo: “La più importante rete delle città siete voi. Le città sono solo una manifestazione fisica delle vostre interazioni, delle nostre interazioni, e il raggruppamento a comparti di individui” o “Incontriamo la rovina quando l’uomo diventa parte della natura”.

Cazzate. Tutte grandi, enormi, favolose, incommensurabili cazzate.

Ma il popolo vuole questo e noi da bravi intrattenitori glielo diamo. E chi sono io per negare questo dolce piacere?

DISCLAIMER: Ai lettori normali e seri, con una famiglia, una morale e un contegno dico di fermarsi qui. A tutti gli altri dico di continuare.

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L’evidente disagio mentale dei teen agers

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Più mi addentro nella nuova generazione, più mi rendo conto che c’è qualcosa che non va. C’è una frattura, una stortura, un crash di sistema in questi cervelli che produce dei risultati esasperanti. Se bisogna riporre le speranze per il futuro nei giovani, è meglio iniziare ad accendere qualche cero, perchè vi assicuro che le premesse non sono buone, anzi sono pessime. Parlo principalmente delle ragazzine tra i 12 e i 16 anni, ma anche 17 e 18. Ovviamente (ma è sempre bene precisarlo) non mi riferisco a tutte quante, ma a una buona fetta. Ebbene, queste ragazzine hanno scambiato la libertà fornita da internet come un pascolo dove dare sfogo alle loro più torbide passioni e scatenare guerre tra i famigerati FANDOM.

Cosa sono i fandom? Sostanzialmente sono dei grandissimi gregge di ragazze (il 90% sono femmine) che hanno un idolo in comune e che si proclamano grandi famiglie (alla Seventh Heaven), ma che poi nascondono faide intestine e odi latenti (un po’ come quando Mary Camden era stata ostracizzata dalla famiglia perchè aveva lanciato la carta igienica in palestra e alla fine era diventata la puttana della città).

Girovagando in internet ho trovato questo racconto; è solo uno tra i tanti, i contenuti sono espliciti, per cui se non ve la sentite non proseguite nella lettura. Ho censurato nomi e riferimenti (sostituendoli con innocenti personaggi della Disney) perchè non è importante a cosa/chi si riferisce, ma ciò che viene comunicato. Queste persone (perchè cazzo sì, sono persone anche se stentate a crederci) hanno un disagio.

Qualcuno le curi. [I commenti in corsivo sono miei].

Enjoy. Ma anche no.

DISCLAIMER: Ai lettori normali e seri, con una famiglia, una morale e un contegno dico di fermarsi qui. A tutti gli altri dico di continuare.

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I catatonici me fanno una pippa o sull’infiorescenza di un’ idea

18knerr.spanCazzo, mi sa che sono proprio una designer, o almeno un creativo, o almeno qualcosa legato a questo mondo fatto di frociate e ciuffi ossigenati da hipster meneghino che non va al Sottomarino Giallo perchè è mainstream.

Cioè vi spiego, anzi secondo me non ci capirete una beneamata, ma dal momento che sono designer non vi è richiesto, dovete semplicemente indossare i vostri Ray Ban scintillanti ed esclamare:”Ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh” (e se volete anche un “sokka” se vi sentite esterofili).

Dopo che il dramma, la sfiga, l’agonia, il dolore, la cecità e l’LSD si erano impadroniti di me in conseguenza dei perniciosi accadimenti dei giorni immediatamente precedenti S. Valentino (già di per sé il fatto che io dovessi sostenere un esame il 14 Febbraio era tragicomico, la cosa è diventata grottesca quando il giorno prima mi è arrivata una mail che posponeva il mio esame di ben 12 giorni), dovevo affrontare altre gatte da pelare, come il fatto che non potevo sbronzarmi come se non ci fosse un domani e andare a rotolare sulla Bolla con la palese intenzione di rigettare in the menawhile (doveva essere una celebrazione/happening post-sessione d’esami) o come una consegna il 18, dal momento che il mio relatore si è sveglliato tutto d’un colpo, si è reso conto che non è in grado di gestire 20 tesisti e che mancano due mesi alla laurea. E quindi si è messo a fare revisioni completamente a caso e su un gruppo Facebook che solo io mi sono accorta essere completamente e disperatamente pubblico, per cui ogni cane poteva leggere i suoi stitici commenti sui nostri lavori.

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Dovrebbero invitarmi a un talk show

tampaxDISCLAIMER: prima di alimentare polemiche inutili, vi dico che in questo post non attacco nessuna band, nè personaggio; le mie sono considerazioni sull’industria che ci gira intorno, ho massimo rispetto per i gusti musicali di chicchessia e anzi sono sempre aperta a scoprire nuovi mondi, quindi take it easy.

Vorrei pubblicamente ringraziare mia sorella (che non è mai stata citata molto inquesto blog,shame on me) per avermi fatta rendere conto di quanto io sia vecchia e di come mi sia pubblicamente smerdata con questa affermazione:”Non credo di aver mai ascoltato consapevolmente una sua canzone, in ogni caso credevo che David Guetta fosse siciliano”.

Essendo io una persona estremamente aperta, mi sto acculturando riguardo il suddetto tizio (che non è siciliano, bensì francese), poichè la suddetta sorella stasera andrà a Roma a stropicciarsi i vestiti e l’anima assistendo a un suo concerto (che poi è un concerto o una festa in discoteca? Non è molto chiaro).

In ogni caso mi sto intamarrendo mica poco da quando la sopracitata sister mi ha regalato JUST DANCE 4 per Natale, dietro le mie estenuanti pressioni. Ebbene mi si è aperto un mondo! SKRILLEX, NICKY MINAJ, JUSTIN BIEBER… voi mi direte:”Chi sono?” e io vi risponderò:”Poche persone che si sono fatti una fracca di soldi sulla pelle di milioni di ragazzine che si strappano le mutande ai loro concerti e soffocano i loro pianti nel  cuscino perchè sanno che nessuno saprà mai della loro esistenza…”. Continua a leggere