Piccole Susanne crescono

#happinessOggi è una giornata climaticamente perfetta, ignoro il fatto che dovrei depilarmi le gambe, mi faccio selfies (autoscatti nda) che mi catapultano alle Bahamas, mi chiedo perchè non ho un marito bello, bravo, giovane e talentuoso come Tom McFly e prendo lezioni di guida con mio padre.

Anche io alla fine sto cedendo ai dogmi della società contemporanea e mi sto trasformando in un membro attivo, indipendente, responsabile delle proprie azioni, in grado di guidare un mezzo locomotore. “In grado”, “guidare” e “mezzo locomotore” sono ovviamente degli eufemismi, dal momento che per ora mi limito ad andare a 35 km/h con la mano di mio padre piantata sul freno a mano e il codazzo di gitanti della domenica che chiedono solo di andare a svaccarsi in Svizzera e invece devono sorbirsi la Susannina al volante.

E’ il caso in cui davvero il detto:”Donna al volante, pericolo costante”, è valido. Validissimo. Gli amici con cui faccio pratica non hanno il cuore di dirmelo anche se leggo il terrore e il panico nelle loro pupille dilatate e nei rigoli di sudore che adornano i loro colli. Mio papà invece non ha nessuna remora ha sottolineare il fatto che sono un pericolo pubblico, non tiene conto dei miei precedenti e mentre inforco la terza senza guardare l’anziano che sta attraversando le strisce pedonali, sento il suo sguardo ricolmo di pentimento e rammarico per non aver avuto un figlio maschio. D’altronde lui lo fa per lavoro (guidare, non generare figli maschi). Continua a leggere

Laurearsi è un po’ come morire

a buon intenditor, poche paroleBuongiorno popolo di Internet, è giunto il momento di presentarmi a voi come un adulto laureato e disoccupato pieno di incognite sul futuro e angoscia esistenziale con un certo horror vacui che le devasta l’animo. Niente di nuovo direte voi, ma l’horror vacui mi rende una persona estremamente instabile, ancora più instabile di quello che non sia già e mi spinge a prendere decisioni completamente a caso, ma questa è un’altra storia.

Ora parliamo del fatto che mi sono laureata. Big deal. Più per la mia famiglia che per me, perchè non me ne sono nemmeno resa conto. Ero calma come un Buddha, pure quando la commissione ha distrutto la mia tesi reputandola superficiale e poco collimante col titolo, anche se nel video che l’Occhio di Sauron mi ha fatto, trasudo Male Puro. Continua a leggere

Conato is a lifestyle

KeepCal-50228Risorgo momentaneamente dal mio letto di dolore per aggiornare il mondo sul fatto che sono ancora viva, ma mentalmente non lucida.

Ovviamente non sono in salute essendo Susanna, se fossi una persona sana di mente non mi chiamerei Susanna, non avrei un blog che aggiorno ad minchiam e con le peggio cacate che mi vengono in mente, non starei facendo una tesi che odio, non mi farei assalire da occasionali e totalmente patetici attacchi di panico, dubbi amletici sul futuro, e status mentali che viaggiano dallo sconforto puro alla depressione più nera, all’agonia.

Ovviamente tutto questo è generato da Conato, a cui sto attribuendo sembianze antropomorfe (come ogni oggetto che mi circonda, non so se vi ricordate lo Specchio, la Lavatrice e altre amenità) e che sta diventando il mio peggior nemico, ma anche il riflesso di ciò che sono io ora. Nella mia spirale di pazzia e illogicità vedo Conato come un tizio con la panza, che sorride poco, con un calzino bucato e l’altro lercio, i mutandoni verde marcio, le spalle pelose, l’alito che sa di morte, che sta perennemente svaccato in poltrona e che quando gli parli o fai una qualsiasi domanda ti guarda con lo sguardo vacuo e rutta (e non sto parlando dei miei amici maschi!).

E’ patetico, ridondante e insipido, uno di quei tipi che eviteresti come la peste. Che poi è quello che sto facendo io, infatti nonostante sia arrivata alla bellezza di 249 pagine ( ne mancano ancora una 50ina), vi assicuro che non sono in grado di dirvi di cosa parli esattamente questa tesi; è più che altro un’accozzaglia di paroloni, scopiazzature mistificatorie, interi pdf tradotti con Google Translate,  tante immagini, 20 parole per pagina e spazi bianchi.

Spazi bianchi everywhere. A profusione. Citazioni minimal piazzate ad arte in una pagina vuota tipo: “La più importante rete delle città siete voi. Le città sono solo una manifestazione fisica delle vostre interazioni, delle nostre interazioni, e il raggruppamento a comparti di individui” o “Incontriamo la rovina quando l’uomo diventa parte della natura”.

Cazzate. Tutte grandi, enormi, favolose, incommensurabili cazzate.

Ma il popolo vuole questo e noi da bravi intrattenitori glielo diamo. E chi sono io per negare questo dolce piacere?

DISCLAIMER: Ai lettori normali e seri, con una famiglia, una morale e un contegno dico di fermarsi qui. A tutti gli altri dico di continuare.

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L’evidente disagio mentale dei teen agers

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Più mi addentro nella nuova generazione, più mi rendo conto che c’è qualcosa che non va. C’è una frattura, una stortura, un crash di sistema in questi cervelli che produce dei risultati esasperanti. Se bisogna riporre le speranze per il futuro nei giovani, è meglio iniziare ad accendere qualche cero, perchè vi assicuro che le premesse non sono buone, anzi sono pessime. Parlo principalmente delle ragazzine tra i 12 e i 16 anni, ma anche 17 e 18. Ovviamente (ma è sempre bene precisarlo) non mi riferisco a tutte quante, ma a una buona fetta. Ebbene, queste ragazzine hanno scambiato la libertà fornita da internet come un pascolo dove dare sfogo alle loro più torbide passioni e scatenare guerre tra i famigerati FANDOM.

Cosa sono i fandom? Sostanzialmente sono dei grandissimi gregge di ragazze (il 90% sono femmine) che hanno un idolo in comune e che si proclamano grandi famiglie (alla Seventh Heaven), ma che poi nascondono faide intestine e odi latenti (un po’ come quando Mary Camden era stata ostracizzata dalla famiglia perchè aveva lanciato la carta igienica in palestra e alla fine era diventata la puttana della città).

Girovagando in internet ho trovato questo racconto; è solo uno tra i tanti, i contenuti sono espliciti, per cui se non ve la sentite non proseguite nella lettura. Ho censurato nomi e riferimenti (sostituendoli con innocenti personaggi della Disney) perchè non è importante a cosa/chi si riferisce, ma ciò che viene comunicato. Queste persone (perchè cazzo sì, sono persone anche se stentate a crederci) hanno un disagio.

Qualcuno le curi. [I commenti in corsivo sono miei].

Enjoy. Ma anche no.

DISCLAIMER: Ai lettori normali e seri, con una famiglia, una morale e un contegno dico di fermarsi qui. A tutti gli altri dico di continuare.

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I catatonici me fanno una pippa o sull’infiorescenza di un’ idea

18knerr.spanCazzo, mi sa che sono proprio una designer, o almeno un creativo, o almeno qualcosa legato a questo mondo fatto di frociate e ciuffi ossigenati da hipster meneghino che non va al Sottomarino Giallo perchè è mainstream.

Cioè vi spiego, anzi secondo me non ci capirete una beneamata, ma dal momento che sono designer non vi è richiesto, dovete semplicemente indossare i vostri Ray Ban scintillanti ed esclamare:”Ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh” (e se volete anche un “sokka” se vi sentite esterofili).

Dopo che il dramma, la sfiga, l’agonia, il dolore, la cecità e l’LSD si erano impadroniti di me in conseguenza dei perniciosi accadimenti dei giorni immediatamente precedenti S. Valentino (già di per sé il fatto che io dovessi sostenere un esame il 14 Febbraio era tragicomico, la cosa è diventata grottesca quando il giorno prima mi è arrivata una mail che posponeva il mio esame di ben 12 giorni), dovevo affrontare altre gatte da pelare, come il fatto che non potevo sbronzarmi come se non ci fosse un domani e andare a rotolare sulla Bolla con la palese intenzione di rigettare in the menawhile (doveva essere una celebrazione/happening post-sessione d’esami) o come una consegna il 18, dal momento che il mio relatore si è sveglliato tutto d’un colpo, si è reso conto che non è in grado di gestire 20 tesisti e che mancano due mesi alla laurea. E quindi si è messo a fare revisioni completamente a caso e su un gruppo Facebook che solo io mi sono accorta essere completamente e disperatamente pubblico, per cui ogni cane poteva leggere i suoi stitici commenti sui nostri lavori.

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Dovrebbero invitarmi a un talk show

tampaxDISCLAIMER: prima di alimentare polemiche inutili, vi dico che in questo post non attacco nessuna band, nè personaggio; le mie sono considerazioni sull’industria che ci gira intorno, ho massimo rispetto per i gusti musicali di chicchessia e anzi sono sempre aperta a scoprire nuovi mondi, quindi take it easy.

Vorrei pubblicamente ringraziare mia sorella (che non è mai stata citata molto inquesto blog,shame on me) per avermi fatta rendere conto di quanto io sia vecchia e di come mi sia pubblicamente smerdata con questa affermazione:”Non credo di aver mai ascoltato consapevolmente una sua canzone, in ogni caso credevo che David Guetta fosse siciliano”.

Essendo io una persona estremamente aperta, mi sto acculturando riguardo il suddetto tizio (che non è siciliano, bensì francese), poichè la suddetta sorella stasera andrà a Roma a stropicciarsi i vestiti e l’anima assistendo a un suo concerto (che poi è un concerto o una festa in discoteca? Non è molto chiaro).

In ogni caso mi sto intamarrendo mica poco da quando la sopracitata sister mi ha regalato JUST DANCE 4 per Natale, dietro le mie estenuanti pressioni. Ebbene mi si è aperto un mondo! SKRILLEX, NICKY MINAJ, JUSTIN BIEBER… voi mi direte:”Chi sono?” e io vi risponderò:”Poche persone che si sono fatti una fracca di soldi sulla pelle di milioni di ragazzine che si strappano le mutande ai loro concerti e soffocano i loro pianti nel  cuscino perchè sanno che nessuno saprà mai della loro esistenza…”. Continua a leggere

Su acronimi improbabili e cattiverie gratuite

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Nel vano tentativo di iniziare questa maledetta quanto inutile tesi, che d’ora in poi chiamerò CONATO, sto perdendo mano mano la mia salute mentale. Faccio tutto e il contrario di tutto per non mettermi seduta a scrivere e guardare Conato, così candido e bianco, vergine d’inchiostro e mi chiedo come sarà tra 3 mesi, qua l’avrò spremuto fino al midollo ed estratto quante più cazzate possibili per riempire almeno 100 A4. Ma non crediate che siano 100 A4 pieni! Ahahahah!!!! Faccio una facoltà di design popolata da jeggings e top maschili tessuto-non-tessuto di American Apparel mica un’ università. Per questo sfrutterò le rinomate Strategie Tipografiche Riempitive Ovvero: Noncihai’na Zeppa ‘Afare? , le S.T.R.O.N.Z.A. appunto.

Per usare le S.T.R.O.N.Z.A. ci vuole una buona dose di scaltrezza e paraculaggine, le uniche cose che ti vengono insegnate in 5 anni di dura vita di strada bovisasca.
Cinque sono i capisaldi della dottrina delle S.T.R.O.N.Z.A. e vanno applicate con accortezza:
1.Non temere l’horror vacui;
2.Lo spazio bianco è tuo amico; 3.Usa il Blackoak Std solo in casi estremi (quando ti serve occupare 10 pagine con una sola parola);
4.Sii temerario e osa col 36 pt;
5.Immagini, immagini a profusione, come i funghi, ovunque.
Vabbè, siccome appunto sto perdendo il senno, sto scrivendo Conato su un gruppo di Facebook. Continua a leggere

Buon Natale una sega

ill1In casa mia da una paio di settimane è in corso la rivoluzione.

Ogni giorno l’Occhio di Sauron emerge grugnendo dalla cantina con pacchi, oggetti incartati in sudicia carta di giornale del 1998, scatole di cartone da decoupage, mentre gli arredi di quella che già era una casa frutto di un’accozzaglia di stile pseudo-mediorientale-simil-country lasciano spazio agli AddobbiNatalizi.
Gli AddobbiNatalizi non sono semplici addobbi natalizi, ma rappresentano il truce buco nero del gusto estetico dell’Occhio, tanto da far scatenare in famiglia la famigerata esclamazione:”No..gli AddobbiNatalizi…dio perchè ci hai abbandonato…?“, accompagnata solitamente da un brivido lungo la schiena e temporaneo offuscamento della vista.
Questo perchè la pratica dell’AddobboNatalizio si accompagna a uno stage sul campo di almeno 40 ore alla ricerca di nuovi AddobbiNatalizi, che ogni anno sfidano il peso specifico dell’albero di Natale che io, lo so, un giorno mi guarderà sconsolato e poi stramazzerà a terrà, come il cavallo morto di fame di Rossella O’Hara in Via col Vento.
Per farvi capire il dramma che si perpetra ogni anno in casa mia vi elenco la serie di ninnoli che la popolano:

-categoria “evangelizzare è il nuovo nero: tutti lo usano, ma pochi sanno come valorizzarlo“:
ovvero angeli, angeli in ogni dove, che è paradossale, a pensarci bene. Stima: 10;

-categoria “candles in the wind“:
ci sono talmente tante candele che l’uso dell’elettricità è superfluo. Stima: 15 + un pacco di candele dorate sciolte in un cassetto, ma non le conto va là!

-categoria “la signora delle palle“:
bocce da appendere all’albero e bocce con l’acqua e la neve finta che mi fanno sentire come un elefante in una cristalleria. Stima: 20 in evoluzione;

-categoria “a babbo morto“:
teste di babbi a pioggia e babbi impiccati ovunque perchè hanno perso la ventosa col nastrino. Stima: 11;

-categoria “let it snow“: pupazzi di neve, fiocchi di neve e stelle di varia foggia e materiale. Stima: 19.

-categoria “non pervenuto“:
quell’insieme di cianfrusaglie non meglio classificabili tipo piatti di ceramica con immagini natalizie, mug e tazze con immagini natalizie, tovaglie di bellezza con immagini natalizie, portacandele a forma di immagini natalizie, stelle di Natale, striscioni benauguranti. Stima: N/A

La vestizione dell’albero ha portato via due ore buone e un consistente numero di calorie, ma considerando che quest’anno l’indigenza ridurrà di molto i doni, se non altro avremo qualcosa da ammirare la mattina di Natale assieme al “Canto di Natale di Topolino” e a “The Muppet Christmas Carol” (opportunamente scaricati dal torrente visto che la tv italiana lascia ampiamente a desiderare), perchè sono un po’ vintage e un po’ infantile.

Ad maiora.

Not a perfect world, just a better place

Parliamo un po’ di futuro.

Solitamente non lo faccio perchè non sbandiero le cose ai quattro venti, ma l’inattività mi spinge a pensare e ormai anche le fantasie su Robert Redford hanno perso di slancio adrenalinico.

Ormai ho quasi deciso che dopo la laurea tenterò un PhD, non perchè ami particolarmente studiare o sia naturalmente portata a passare il tempo su libri e pubblicazioni, ma semplicemente perchè è un ottimo modo per fare quello che voglio fare davvero, viaggiare. E quale modo migliore se non quello di approfittarsi di ottime università che investono nel tuo potenziale?

Ovvio vincere un dottorato non è una cosa semplice e soprattutto immergersi in questo mondo fatto di dead line, cavilli, giurisdizioni oscure e cambi valuta improponibili significa entrare in un tunnel da cui difficilmente si riesce a uscire, ma visto che ho la fortuna di poter scegliere tra un lavoro ordinario e uno intellettualmente stimolante (perché ho le facoltà mentali e i titoli di studio adatti a farlo) se non altri vedo come va, poi se la strada del ricercatore non dà i suoi frutti tornerò a fare la fruttivendola, ma sarò una di quelle fruttivendole che non si pettinano mai e che ammorbano i malcapitati con aneddoti scomodi e prolissi.

La domanda legittima e spontanea ovviamente è: se fare il ricercatore richiede una cospicua dose di abnegazione e culo rotto, perchè tu ci vuoi provare?

Essenzialmente perché non ho di meglio da fare. Di stare con le mani in mano non sono capace e al di là di stipendi, pensioni, trattenute e tredicesime, ognuno dovrebbe fare in modo di ottenere quello che vuole ad ogni costo, di spremere la vita finchè ne ha la possibilità e di non farsi schiacciare troppo dalla società, cedendo a qualche compromesso ma neanche troppo.

Intendo dire che spesso, intruppati in tutti gli obblighi sociali, ci dimentichiamo di vivere felicemente, e ci limitiamo semplicemente a vivere per soddisfare dei bisogni puramente materiali.

Mettiamo che il ragazzo K. a 19 anni è un po’ svogliato, non vede molto al di là del suo naso e non gli piace stare troppo sui libri. Finita la scuola dell’obbligo si prende qualche mese per spassarsela poi inizia a cercare lavoro e diventa un operaio non meglio qualificato e passa da un contratto a tempo determinato all’altro. Aspetta agosto per farsi le vacanze al mare con la tipa a Iesolo o con gli amici a Ibiza, la tredicesima per pagarsi la rata della macchina che gli dà indipendenza e patina da fico e il lavoro in magazzino, sì magari pesa un po’ ma i soldi servono per la benzina, le serate in disco e la cintura di Kalvin Klein. A 25 anni il venerdì sera si ritrova al bar a lamentarsi del lavoro che non va, del capo che è una merda e della figa di legno che ha incontrato a Sharm el Sheik. A 30 anni incontra la donna della sua vita e contemporaneamente inizia a correre come un criceto impazzito per trovare un contratto a tempo indeterminato, qualunque esso sia. Dopo due anni lo trova e riesce ad affittare un appartamento con la futura sposa che dopo altri due anni figlia. L’uomo K. ora ha bollette, asili, domeniche preconfezionate, discount, assicurazioni, preoccupazioni sulla pensione, il futuro dei figli, la canizie.

Poi c’è il ragazzo J. che ha anche lui 19 anni, ma ha già subodorato qualcosa del futuro di merda che lo attende e decide di farsi il culo in una università spaccaossa, che riesce a finire in corso e con un buon voto. Durante i 5 anni di università ha fatto un po’ di lavori per pagare le tasse universitarie e qualche vacanza con gli amici, qualche attacco di panico pre-esame e  a 23 anni vince una borsa di studio per un semestre a Hong Kong. Pensa che sono tutti un po’ fuori di testa lì, ma che è comunque un’esperienza. A 25 anni tenta vari stage sottopagati nel suo paese, ma non ingrana, così inizia a mandare CV a destra e a manca e viene preso per 4 mesi ad Ankara come stagista, poi vede il bando di concorso per un posto da ricercatore a Val Paraìso e nel frattempo fa domanda in altri 18 atenei sparsi per il mondo. Non viene preso a Val Paraìso, ma a Stoccarda per due anni e mezzo. A 30 anni trova la donna della sua vita e contemporaneamente inizia a pensare a un posto dove mettere radici, perchè inizia a vedersi bene con qualche pargolo scorrazzante per casa, così accetta un incarico annuale a Stoccarda, ma poi tenta un altro concorso per Seattle e questa volta lo vince e lì inizia a collaborare stabilmente con l’università. Dopo due anni riesce ad affittare un appartamento con la futura sposa che dopo altri due anni figlia. L’uomo J. ora ha bollette, asili, domeniche preconfezionate, discount, assicurazioni, preoccupazioni sulla pensione, il futuro dei figli, la canizie.

Il sunto è che alla fine sia K. che J. muoiono, perchè tutti moriamo, ma forse J. avrà qualcosa da scrivere in più sulla lapide perchè non si è accontentato subito della via più facile e in punto di morte avrà raccontato tutte le cose che ha visto in giro per il mondo, prima di mettere radici in quella città e di mettersi a fare una vita uguale a quella di K.

Perchè a meno che non sei ricco sfondato o un asceta non scappi dalla società, l’uomo al di fuori della società non esiste dicevano i giusnaturalisti e noi essendo figli della nostra era, siamo uomini che vivono in una società piena zeppa di restrizioni, codici, obblighi.

Il segreto sta nel far credere alla società stessa di stare al gioco, di vivere secondo i dogmi, sfruttando la sicurezza che inevitabilmente una realtà così strutturata ti dà, mentre tu vivi davvero.

Ad maiora.

Oggi odio l’uomo in quanto specie

Prima che Amèlie e il suo fantastico mondo invadessero Instagram e intasassero le bacheche del libro-di-facce con citazioni stucchevoli e zuccherose e tutti si sentissero improvvisamente più freak, più nerd e più geek e tutti sbandierassero a destra e a manca il loro essere eccezionali ma allo stesso tempo umili (l’antinomia è il paradosso dei nostri giorni), la gente faceva cose strane e amava cose bizzarre, solo che prima non sentiva il bisogno immanente di sbatterlo su un social network e/o modificarlo con i filtri seppia di I-Photo.

Quindi ecco di seguito dieci cose che amo, che odio e che trovo buffe:

Cose che amo:

-affondare le mani nella farina,
-affondare le mani nelle biglie,
-nuotare nella piscina con le palle,
-i capelli rossi (ma solo sugli uomini),
-la barba,
-le foglie che scricchiolano sotto i piedi,
-il rumore del velluto,
-l’intro di “Boys don’t cry”,
-mangiare la pasta della pizza cruda,
-i tatuaggi;

Cose che odio:

-il rumore della pipì,
-la puzza di sudore,
-la carta che taglia le dita,
-i piedi,
-l’incoerenza,
-le scottature,
-le croste sulle ginocchia che si fondono con le collant,
-i peli sul sedere,
-le tribute band,
-il natto;

Cose buffe:

-i peni in erezione (pensateci ora, a mente fredda e non ditemi che non vi fanno pisciare dalle risate) ,
-quando le lumache ti guardano,
-i photobomber,
-i funghi chiodini,
-le piante carnivore,
-gli ornitoinchi,
-le teste più grandi del corpo dei neonati,
-i gufi,
-le ciambelle,
-le lentiggini.

E sono sicura che molti di voi condivideranno parte di questo elenco, o no?

Torno a trafugare in camera pasta per la pizza, che se lo scopre l’Occhio di Sauron mi impala, ma prima vi lascio con l’aforisma partorito oggi:

“I metallari sono i miei cinesi”, ovvero che come a un occhio profano e poco avvezzo i cinesi sembrano tutti i uguali, così sono per me i metallari.

Ad maiora.